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4 febbraio
Sono arrivati i rinforzi
Dopo la rapina dell’altro giorno si sono finalmente decisi di potenziare i controlli (vedi foto). Qui a Venezia ci sentiamo relativamente sicuri da lasciar aperte le porte dei nostri negozi che quindi risulta una pacchia per i ladri.
 
“I morti si contano in ultima” dice il detto, ma a molti commercianti l’idea di aver investito molto nel Carnevale e di vedere in giro poca gente dà da pensare per la nuova stagione in arrivo. Nella foto: un commerciate pessimista.
 
Settimana di fuoco. Sopratutto di pomeriggio ma sono arrivate le tanto sospirate maschere che tanto mancavano ai commercianti. Mattinata fiacca ma un segno positivo è venuto al pomeriggio quando come dal nulla sono sbucate assieme alle maschere anche i turisti. Nella foto: Topolino in Frezzeria.
Oggi alle 13 il “Palio dei Sestieri”, torneo di calcio in costume. A seguire, alle 21, la musica dei Lagunablè e lo spettacolo dei cugini Giorgio & Carlo. Sempre in piazza San Marco.
 
5 febbraio
Siamo ai ripari
Dopo il Giovedì Magro, un’altro Venerdì Anoressico: per paura che, oltre alle persone, se ne vadano via anche le maschere, alcune di loro sono state costrette a rimanere legandole ai lampioni della piazzetta San Marco. Nella foto: l’esterrefatta espressione di due di loro.
Dopo il danno, la beffa. L’altra settimana avevo scritto che stavano per levare l’impalcatura alla libreria San Marco perché si vedeva che stavano levando la copertura. Invece non hanno fatto altro che sostituirla con una griffata Bulgari orologi. Proprio sopra la gioielleria/orologeria di Tokatzian (quella dove hanno rubato).
 
Ancora un uso improprio per i famosi cartelli “anti indecenza” in area marciana. Ma l’idea comunque non è male: la locandina con il programma del Carnevale.
A Venezia in maschera a tutti i costi. No comment.
 
6 febbraio
Siamo alla frutta
Quando anche i Fermi* lavorano al sabato del Carnevale vuol significare che “dobbiamo fare un passo indietro” e meditare.
* Fermi: signori vestiti da maschera che domandano soldi per farsi fotografare.
 
Una coppia di anziani francesi in giro in gondola, il silenzio dell’acqua e del gondoliere imbronciato, acqua bassa e nauseabonda un fotografo alle prime armi che armeggia sorridente su di una macchinetta fotografica economica con il rullino da 12 pose e che li immortala, un po’ storti, da un ponte. Lui è il padre di un ragazzo di 7 anni che, assieme a sua madre, si stavano dirigendo verso la fontana pubblica di Santa Maria Formosa per riempire la bottiglia di plastica. Lì si siederanno su una delle panchine del campo, tireranno fuori un panino con la bistecca a testa e una mela come dolce. Rimetteranno la carta stagnola e un paio di salviette di carta nella borsetta. Getteranno il tutto nel bidone vicino al ponte di Ruga Giuffa. Questa è la scena che si può aver visto in una delle tante zone centrali il secondo sabato del Carnevale, il giorno in cui tradizionalmente vi è quella marea di gente che tutto il mondo conosce. Anche se la gente è arrivata a frotte, non c’é stata quella calca che eravamo abituati a vedere gli altri anni. Non più vaporetti stracarichi, non più tassisti abusivi affannati. Ma se c’é stata tanta gente comunque, chi si è permesso a farsi un weekend o solo un sabato o una domenica a Venezia, di certo non se l’é sentita di spendere e spandere. E a ragione.
 
7 febbraio
Burka
Basta un velo nero, quattro panini da casa, venire a Venezia ed è Carnevale.
Seconda domenica di Carnevale. Solita ressa.
Un travestito canta da un microfono amplificato dal suo apparecchio posto in un carretto della spesa.
Sir Oliver Skardy, dall’alto del suo palco, esclama “Ritenete giusti concerti di queste dimensioni proprio a Venessia?”. Questo alle 6 di sera. Poi il buio. Tutti attorno a uno che batte su un tamburo con molta più gente attorno che in altri concerti. Via lui, tutti a letto.
 
8 febbraio
 
Martedì Grasso
Abbiamo tirato le somme: 50% in meno dell’anno scorso. Nella foto: un commerciante mentre sta mangiando un panino con le proprie maschere.
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