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Festa del Redentore. Una classica, forse l’unica rimasta, festa popolare della città. Se volete vedere come si divertono i veneziani lo potete fare in questo giorno anche se molti “foresti” abbienti che hanno i loro palazzi prospicienti il bacino rosicchiano sempre un po’ di più masegni.
Come già saprete la festa ricorda i festeggiamenti fatti per ringraziare il creatore che ha fatto si che finisse la peste della seconda metà del ‘500 anche se adesso nessuno ci pensa. Il ponte votivo che unisce Venezia con la Giudecca porta direttamente i fedeli (…?!) di fronte alla chiesa fatta costruire apposta su progetto del Palladio è lungo 337 metri e sostituisce quello precedente, un ponte di barche militare lasciatoci dagli inglesi nelle seconda guerra mondiale. Finalmente sono andati via i militari che non davano una bella impressione di se se non quella di essere trasandati ma simpatici. Il nuovo ponte è pure bello: in ferro zincato, zatteroni in plasticone e ricoperto da legno iroko. Di sera viene illuminato da una doppia fila di luci. Alle 19 apertura ufficiale. Alle 23,30: fuochi artificiali per 50 minuti. Quando sentirete i tre botti incolori finali allora lo spettacolo è terminato.
 
Alle ore 14 il ponte, tenuto aperto per consentire il passaggio alle barche, viene chiuso. Le tavole che vedete nella foto a sinistra sono le tavole artigianali dove si siederanno quei veneziani che risiedono nel palazzo vicino e che verranno occupate per poter cenare all’aperto godendosi lo spettacolo pirotecnico delle 23,30. Non c’é nessuna regola e nessun permesso per mettere quelle tavole. Solo taciti accordi tra i conoscenti. Ma il più delle volte tanto taciti non lo sono che si assistono a delle vere battaglie degne di commedie del ‘700. Chi prima arriva prima alloggia. E allora a segnare come fanno i cani con la pipì il loro territorio: calcina bianca e tavolaccio. Questo alle prime luci dell’alba del giorno clou.
 
E questo è l’arrivo dei 5 pontoni dei fuochi artificiali. 8500 bombe luminose per 50 minuti di spettacolo dalle 23,30 alle 24,20. I fuochi artificiali vengono da una fabbrica di Rovigo. Ci vogliono circa 30 giorni di tempo per preparare tutta la faccenda. Il materiale è tutto Made in Italy. La scena finale prevede un’esplosione concertata di oltre 2000 esplosioni nel cielo.
 
Ore 15,30. Arrivano le prime barche. Tutti si sistemeranno per poter vedere agevolmente lo spettacolo della sera: le più grandi si ancoreranno al fondale, le più piccole attaccate come simbionti. Ore 16,30. Cominciano le prime liti. I “campagnoli” arrivati per primi sono già che giocano a carte che arrivano le barche di quelli che abitano sempre più vicino. I chioggiotti, pellestrinotti e “lidioti delle terre perse” cominciano ad arrivare alla spicciolata verso le 17,30. Tutto si fa sempre più stretto e cominciano le prime beghe.
 
Ore 17,30. Sempre più difficile. Mamme, bimbi, amici, fidanzate in costume da bagno. Un coacervo di anime che cominciano a fare il brindisi festeggiando l’approdo, la sistemazione. Qualcuno azzarda pure qualche musica ritmata. Si cominciano pure a tagliare le prima megasopresse e i chioggiotti sulle loro barche da pesca tuffarsi in acqua.
 
Ore 19. Aperto il ponte votivo con passaggio di sindaco, Patriarca e codazzo di gente famosa e non. La gente della Giudecca andava a Venezia e quelli di Venezia andavano alla Giudecca. Che abbia visto una persona entrare in chiesa!
 
Tra le case dei ricchi di Giudecca est e la Finanza un piccolo spazio (terra di nessuno evidentemente), tra impettiti signori ospitati nei nobili zatteroni e/o palazzi e impettiti militari, dava modo a molti giovani a prendersi il loro posto d’osservazione privilegiato senza barche davanti. Le barche infatti erano tenute lontano da dei palloni distanziatori per far osservare lo spettacolo pirotecnico nel migliore dei modi a quelli che pagavano.
 
Ore 20,40. La situazione. Le barche piccole (poche) hanno già consumato il loro mangiare. Le altre barche continuano a mangiare sempre quasi avessero tutti il verme solitario. L’oscurità avanza e il grado alcolico pure. La musica fa danzare le giovani col costume da bagno che poco si accomuna coi barconi con tanto di gru (sono le uniche barche grandi a disposizione del popolo). Sarde in saor? Bovoeti? Macché: pizzette, riso e pasta fredda. E tanto vino e birra comunque.
 
Michael Jackson, Village People gli esecutori più sentiti dalle barche più accessoriate (normalmente non grandi Yacht ma peate). Un girone dantesco di gente che urla felice il loro momento di gloria. E festa sia!
 
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