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Itinierario 4
Da San Marco alle Fondamente Nove
 

Si parte sempre da San Marco e si fa la riva degli Schiavoni. Se c’è troppa gente in giro sappiate che basta prendere una calle e tutto sparisce d’incanto: siete solo Voi e Venezia. Dopo aver quindi fatto il ponte della Paglia, quello del Vin, quello de la Pietà e quello del Sepolcro girate dentro la calle del Forno appena prima del ristorante il Gabbiano. Presa la calle del Forno ammirate tranquillamente tutto il campo del Piovan (da piova, pioggia in italiano, ovverosia il guardiano dei pozzi, cioè il prete) coi suoi tre pozzi, e tirate dritto. Alla fine della calle noterete un onesto macellaio (Ugo e Narciso), fate il mio nome e andate ancora dritto per la calle del Pestrin o venditore del latte. Superate la famosa “corte sconta”, girate a destra e fate il decrepito ponte in ferro che vi porta davanti alla chiesa di San Martino. Una chiesa appoggiata di origine antichissima ma rifabbricata nel 1540. Guardate la facciata della chiesa e stategli davanti, giratevi e fate il ponte dei Penini (o piedini di agnello e castrato che vendevano vicino). Costeggiate le mura dell’Arsenale e quindi la fondamenta fino al campo delle gorne (o grondaie).

Infilatevi nella seconda calle che trovate, la calle dell’occhio grosso. La calle è molto stretta, tra le più strette di Venezia. Alla fine della calle girate a destra e poi a sinistra, andate nel sottoportico che vi porta in corte Soranzo, fuori dalla calle che avete alla vostra destra andate sempre dritto fino al ponte degli Scudi. Una volta passato il ponte, alla vostra sinistra, il campo de le Gate (che non è dedicato alle gatte ma ai “legati” della Serenissima) dov’era la casa natale di Ugo Foscolo. 

Ma andate a destra fino a che vi troverete un bar alla sinistra e una calle, dell’Ogio, alla vostra destra. Andate in calle dell’Ogio (olio) e percorretela tutta fino in fondo. Alla fine della calle andate a sinistra e poi a destra in campiello Santa Ternita. Luogo ameno con tanto di vecchiette che discutono nell’unica panchina del campiello.
Fate il ponte che avete davanti, il ponte del Suffragio, proseguite per la fondamentina del Cristo e capiterete in zona Celestia. Il campo della Celestia Vi da il benvenuto con il suo campanile, quello della chiesa di San Francesco. In fondo al campo voltate a sinistra per la calle del cimitero. Niente di speciale: prima i cimiteri a Venezia erano accanto alle chiese, poi hanno deciso di riunire i defunti nell’isola di San Ariano e poi, come si usa ora fin dai tempi di Napoleone, nell’isola di San Michele. Osservate a destra il particolare arco cui non si capisce il perché della sua presenza. Andate fino alla fine della calle e girate a sinistra ancora e poi a destra non prima di aver letto la targa in marmo sulla casa che avete di fronte. Scopritela voi. Siete ora nel campo della Confraternita accanto alla chiesa di San Francesco della Vigna (una volta quella zona era piena di vigneti).
Osservate quel particolare colonnato (da queste parti Ligabue ha girato il famoso video musicale “Piccola stella senza cielo) alla vostra sinistra e fate il ponte che vedete. Appena scesi dal ponte, costeggiate il Centro sociale Morion e girate a destra per la Salizada (una delle prime strade col selciato di Venezia) Santa Giustina. Piccola deviazione storica: andate nella calle alla vostra sinistra fino a che vedete un sottoportico. La leggenda dice che lì apparse la Madonna che annunciò la fine della peste che imperversava molti anni fa. Una pietra rossa per terra lo ricorda. Per molti studenti che si recano nelle scuole lì vicino invece, pestare la pietra rossa porta jella. 

Tornate indietro e proseguite per la vostra strada. Fate il ponte e fermatevi appena scesi a destra: Guardate sotto il capitello. 

Dirigetevi quindi a sinistra e ammirate un particolare ponte sempre pieno di erbacce, andate a destra e fate l’altro ponte fermandovi al centro: di fronte a voi, in fondo, si scopre il cimitero di San Michele e attorno a voi il segno della presenza dei licei classico, scientifico e artistico. Dopo il ponte, alla fine della calle Zon, girate a destra dove ci sono le vetrine di Aldo Strasse, un negozio mitico nato negli anni ’70 dove vendevano, e dove vendono tuttora, indumenti usati [chiuso nel 2019]. Girate nella popolata calle a sinistra che poi si chiamerà Barbarìa delle Tole. Tutti i veneziani la conoscono se non per il fatto che è divenuto un modo di dire per intendere un veneziano che vuole “parlare italiano” dicendo “Barbarìa delle tavole”. Alla fine della lunga calle il campo dei Santissimi Giovanni e Paolo o di San Zanipolo come dicevano i veneziani di un tempo o, come diciamo adesso, il campo dell’Ospedale.
Proseguiamo il nostro itinerario facendo il ponte Cavallo e la calle larga Giacinto Gallina (…), il ponte de la Panada, quello del Piovan e fermiamoci in questo posto di passaggio ma anche di sosta. Di fronte a noi la, secondo molti, più bella chiesa dopo quella di San Marco: la chiesa dei Miracoli. Possiamo farci un giro attorno, entrare nel cosiddetto scrigno di marmo colorato, sentire qualche non tanto lontano brano di musica classica (c’é un piccolo centro proprio davanti l’ingresso della chiesa) e ritornare poi dov’eravamo prima. Il campo Santa Maria Nova ha degli alberi, delle panchine ed è sempre pieno zeppo di bambini, anziani e madri con la carrozzella, la libreria e altri negozi particolari. Alla fine del campo giriamo a destra per la calle Widmann, il ponte e l’altra calletta stretta. Alla fine della calletta c’é il campiello Widmann. Andiamo ora a sinistra per l’altro campiello Stella dove noteremo in alto un particolare insieme di case malamente attaccate tra loro rispettando solamente la funzionalità interna senza nessun senso d’estetica ma che, col passare degli anni, risultano essere inserite a meraviglia con tutta la zona circostante. Entriamo nel sottoportico Algarotti appena prima dell’ingresso al campo Stella e andiamo dritti fino in fondo della calle Varisco, la più stretta calle di Venezia.

Ritorniamo leggermente indietro e proseguiamo per calle Morandi, giriamo a sinistra per il campiello della Madonna dove c’é la casa del Guardi, sottoportico, ponte. Siamo nel rio terà (interrato) Barba Frutariol che significa fruttivendolo. Una volta come adesso c’é appunto un fruttivendolo all’angolo della calle del Spezier.
Prendete appunto la calle del Spezier, il ponte dei Sartori, diritti per il prossimo ponte, il ponte dei Gesuiti. A questo punto siamo arrivati quasi alla meta. Il campo dei Gesuiti, con la sua imponente chiesa, era un campo famoso per la gara dei tori molti anni fa, ora ci si può sedere sulle panchine e starsene un po’ a riposare. Alla sinistra la Scuola dei boteri. Andiamo sempre dritti fino a che arriviamo finalmente alle Fondamente Nove. Nuove di due o trecento anni. Di fronte a noi, Mestre, Campalto di Mestre e Tessera con il suo aeroporto. Ogni tanto il rumore di qualche barca viene coperto dal rumore degli aerei soprattutto se spira il vento da Nord. Nelle giornate limpide si possono osservare le montagne che sembraano vicine: dal monte Grappa, a sinistra, con la sua tipica punta, alle Dolomiti con le cime di San Martino di Castrozza. Giriamo a destra e siamo arrivati agli imbarcaderi delle Fondamente Nove.
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