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Cronaca di una mattinata di mezza estate
 
Marco scende dal vaporetto a S. Zaccaria e va verso Rialto. L’afa rende il cielo grigio chiaro da tagliare col coltello, ma è una bella giornata. Tutto sulle sue ma sempre in allerta. Gli scontri saranno duri.
Il primo intoppo ce l’ha sulla riva degli Schiavoni perché la gente sta già arrivando a frotte impazienti di arrivare a S. Marco dopo ponti e ponti e ponti. Tutti dalla stessa direzione come l’acqua che entra in laguna. Il ponte della Paglia è il primo assaggio trattandolo come fosse una sfera da flipper. Spintoni e stop improvvisi dovuti dalla vista del ponte dei sospiri. Qualche sbadiglioso indiano propone già i suoi pupazzetti gommosi ma senza insistere (i cinesi battaglieri a cui mancano le bandane stile “Apocalipse now!” stanno ancora a riposare o a procreare).
Marco scende dal ponte che subito deve rallentare il passo per altri immobili gruppi che devono sottostare all’organizzazione (sempre uguale) delle guide turistiche col cappellaccio e microfono. Guide anche all’ingresso del museo di Palazzo Ducale per aspettare i giapponesi che, col tutto compreso, devono rispettare gli orari minuziosamente: visita culturale al palazzo e mostra del vetro con acquisto automatico già deciso dai boss fin dall’oriente. E’ ancora presto per gli indiani con i fiori che subito ti trovi i gruppi d’ombra.
Giri l’angolo del palazzo e cozzi irrimediabilmente con il muro di chiesa, la fila delle persone che non sono “gruppi” e che aspetta minuti e minuti per entrare a visitare la basilica. Molti non sanno che la visita è fatta in un luogo sacro (non siamo a Gardaland) e non si immaginano minimamente che la Chiesa fa sul serio imponendo un abbigliamento dove non sono ammesse spalle e ginocchia nude. Allora, dopo lunghi minuti di coda, legge il cartello, che si trova logicamente all’ingresso, tenta di bestemmiare ma non può. Lui porta pantaloncini corti e non può entrare. Sua moglie ha la canottiera e può solamente comperarsi un foulard da 3€ per coprirsi la carne. “Ma quanta carne insanguinata ha mostrato al mondo la Chiesa nella sua storia?” Dice lei.
Bancarelle, bancarelle. Gruppi, gruppi. Marco prosegue e si ferma nuovamente per superare il muro di campanile. Mentre il muro di chiesa va da sud a nord, il muro di campanile va da est a ovest formando una croce. Superato il muro di campanile si trova ancora davanti il muro di chiesa 2 e cioè quello dei gruppi turistici con guide appresso.
C’è una cosa che Marco non può non notare: i visitatori dei musei non sono italiani e di conseguenza sono in colonna in un perfetto 2 a 2 formando un biscione lungo lungo, compatto compatto. Cosa può fare Marco per superare i 2 muri? Approfittare dei trasportatori muniti di carretto che, sguardo basso, incazzato e con la mente rivolta al “dopo”, riescono sempre a passare facendosi annunciare dal rumore metallico delle rotelline davanti facendo leva con i manici.
Singoli orientali muniti di ombrelle colorate ma contundenti, tutti davanti a lui. Gira a destra e trova un gruppo di persone che fa a gara a chi riesce a farsi fare la foto su uno dei due leoncini della piazzetta a destra della chiesa. Gira a sinistra per farsi tutta la piazza che subito incontra il gruppo d’ombra e cioè coloro che stanno immobili a non guardare Venezia. Basta stare fermi per non sudare. E fermi lo sono soprattutto la gente proveniente dall’est Europa.
Marco prosegue per la piazza e si trova accerchiato dalla linea di gradino. La linea di gradino parte dai gradini del bar al Todaro per poi farsi tutta la biblioteca Marciana e procuratie nove (le vecchie non hanno gradini). Una specie di “muro di Berlino umano” che obbliga la gente a non oltrepassare la piazza S. Marco in nessun modo. E Marco cosa fa? Va verso il bacino Orseolo dove riceve le ultime angherie da parte di gruppi che devono salire in gondola come fossero manzi da caricare in camion e che non sanno come stare fermi intralciando veneziani e gondolieri.
Marco abita a Venezia e non sa come si comporterebbe se fosse anche lui un turista con due grandi borse pesanti a trovarsi una camera d’albergo.
 
 
Legenda
Muro di chiesa: persone incolonnate che, formando una coda di materiale solido carnoso e colloso per l’afa, impedisce lo sfondamento e il disfacimento della stessa.
Muro di chiesa 2: vedi sopra. Con la differenza che le persone sono tutti “gruppi” attaccati l’un l’altro; tutti timorosi di smembrarsi pena perdersi nell’oblio.
Muro di campanile: altre persone incolonnate, che si incrociano assieme al “muro di chiesa” impedendo il passaggio ad ognuno si sogni di proseguire per la propria strada. Formano una croce ibrida. Ibrida nel senso che il “muro di chiesa” ha un sottofondo religioso e il “muro di campanile” non ce l’ha.
Gruppo d’ombra: persone di ogni categoria e specie che si dispongono secondo l’ombra dei monumenti marciani. Una specie di disegnare con la colla sul cartoncino e di lasciar incollata la sabbia.
Linea di gradino: stanco biscione umano simile a quello cinese col dragone ma senza dragone. Tutti seduti sui gradini delle procuratie. I bar della zona mettono sedie sui gradini perché non vengano intralciati i loro clienti, ma invano. Altro deterrente è il buttare acqua sui gradini ma la gente è abituata a ben altro che domanda alle bancarelle due o tre borsette di nylon per ovviare all’inconveniente di trovarsi il sedere bagnato.
 
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