START | Veneziani | Polizia municipale, locale, vigili, ghebi?

I Vigili, i ghebi, la polizia municipale… quanti nomi per questi pazienti informatori della città. Si differenziano i nostri dai loro colleghi delle altre città? Si. Certo i loro compiti sono dei più vari: ci sono i ghebi che danno le multe, quelli che vigilano il centro, quelli che girano apparentemente senza meta e quelli che stanno appollaiati in comune. Fino a un po’ d’anni fa i vigili erano di vecchio stampo, severi e inflessibili; adesso sono tutti giovani, più simpatici forse ma inesperti. Qualcuno ne approfitta. Seguono qui sotto le varie tipologie del “ghebo”.

“Ghebo da turista”.
Statura media da 160 cm al garrese, di temperamento guardingo ma propensi ad elargire informazioni sulla città, sugli alberghi e sui monumenti principali. Di solito girano per la piazza S. Marco con passo lento ma maestoso, testa alta e mani perennemente raccolte davanti o dietro. Si muovono a coppie o a branchi, normalmente maschi e femmine assieme. All’avvicinarsi del timido turista (timido perché vede la divisa e non sa se parla a un generale o al vigile appunto) si gonfiano come i gatti quando vedono il cagnone ma con lo sguardo fiero e serio. Danno l’informazione e si girano immediatamente sempre più seri girando le orbite degli occhi a destra e sinistra come per recuperare la distrazione: tutto può succedere in quei attimi in cui il turista ha domandato l’albergo. Quando un turista ha un malore vanno subito ad soccorrerlo. In questi casi di vigili ne trovi sempre un sette/otto tutti girati nell’esatta direzione contraria a quella del malcapitato e tutti a scrutare, ricetrasmittente in mano, l’arrivo della croce rossa.

“Ghebo da abusivo”.
E’ la nuova razza. Atletici e scattanti come li vuole il comune. Sono scelti appositamente per contrastare il fenomeno dell’abusivismo dei vù comprà. Allenati forse anche per limitare i danni causati da tutto il parapiglia che succede quando gli abusivi di colore scappano tra la folla, questo non si sa. Magri come cinesi, giovani e per niente sorridenti nessuno li ha mai visti operare ma stazionare a gruppetti intenti a contarsela. Forse di sport.

“Ghebo da multa”.
Sono di due tipi: quelli terrestri e quelli marini. I terrestri danno le multe ai commercianti che impiantano un chiodo nella pietra d’Istria per attaccarci l’attaccapanni con la maglietta di Venezia, a chi eccede di misura nel permesso del plateatico ma mai quando un pastore del Caucaso di 60 kg fa la malta in calle delle rasse. In questi casi i ghebi subiscono ingiurie da parte dei multati sempre mantenendo la flemma che li distingue. Cominciano ad incazzarsi solo quando vengono giudicati l’ultima ruota del carro della scala gerarchica del potere. Da questo probabilmente si è scatenata la loro crociata in cui molti di loro hanno ottenuto la pistola e il manganello nella cintura. Il secondo tipo è il “ghebo marino”. Di recente tipo, il ghebo marino controlla, a bordo del suo cocchio blu bianco, a chi fa il moto ondoso. Girano come aquile (sono scelti in base alle diottrie) placide ma attente e al minimo contrasto bianco della schiuma in acqua scattano come trappole sul topo (il topo è la classica barca da lavoro veneziana). In questi casi l’onda di 12/14 cm causata dal topo contravventore viene sovrastata dal tzunami del cocchio dei ghebi. I ghebi in questione sono quattro: uno legge, uno scrive, uno parla con il distruttore di lagune e uno guida); quello che parla è uno psicologo addestrato; il battibecco continua il tempo necessario perché quello che scrive debba compilare la multa comunque.
 
“Ghebo che ti porta le multe a casa”. 
Il diverso. Sta nella soglia di casa tua con lo sguardo (si leva il cappello che ti sembra più vulnerabile, quasi nudo) da bassethound. La sua espressione sembra che ti dica la famosa frase di Jessica Rabbit: “Non sono cattivo, è che mi disegnano così”. Non sembra un vigile, sembra la più buona persona del mondo a cui gli abbiano imposto di mettersi quella divisa, quasi una mascherata di brutto gusto. Ti consegna la multa parlando con te come un parroco (buono) di città al confessionale confortandoti e dicendoti che gli altri vigili sono tutti cattivi e che solo tu hai ragione ma ormai la multa la devi accettare.
 
“Ghebo da comune”.
All’ingresso del comune stanno lì come goliardi in divisa. Uno di qua e uno di là. Il loro habitat naturale è lo stanzone quasi vuoto e la gente timorosa. Si cominciano ad agitare quando c’é una manifestazione: tutti ai loro posti…due o tre in casetta a destra per la denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale. In quei casi in cui entra in azione la protesta dei caparozzolari abusivi per dire di aver ragione quando raspano la laguna altrimenti non sanno come vivere allora chiamano la celere di Padova. La celere di Padova è un’istituzione mitologica: solo in un caso su 100.000 arrivano ma 100.000 volte su 100.000 stanno per arrivare e non arrivano mai.
” Ghebo senza meta”.Il più simpatico. Gira per Venezia come uno scolaro “in fuga”. Lui non deve rendere conto a nessuno su dove vada. Va sempre e comunque in qualche ufficio. A volte qualcuno gli domanda qualche informazione ma lui, con bonarietà degna di papà Geppetto, gli dice che gli dispiace ma non ti può aiutare.
 
 
 
 
Nota: perché chiamiamo “ghebo” il ghebo? Su un dizionario il ghebo è un piccolo alveo ramificato che solca i fondali della laguna favorendo il ricambio delle acque fino alle zone più interne della laguna. Ma questo non mi sembra la traduzione giusta. E’ invece giusta una segnalazione di “Sansao”. Mi dice che la parola Ghebo deriva da il termine ghebo pare derivi dal copricapo delle guardie municipali in uso tempo fa. Di derivazione francese, era chiamato kepi (è lo stesso che attualmente usano le vigilesse di Venezia). Chepi, chepi, ghebi…
 
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