START | Veneziani | I souvenir

N.B.: il testo sottostante è stato scritto nei primi anni del 2000, i souvenir sono cambiati ma lascio l’originale (rimaneggiato) per ricordo. 

La palla di neve.
Oggetto di forma sferica fabbricata in Cina con base piatta dove la parte superiore vede una plastica trasparente per permettere di osservare l’interno. Dentro si trovano delle miniature raffiguranti una gondola, che si muove in modo ondulatorio, e il ponte di Rialto. Certe volte al posto del ponte di Rialto si può trovare il Palazzo Ducale con il campanile di S. Marco. Tramite un’apertura, chiusa da un tappetto di plastica bianca, nella parte inferiore alla palla, viene inserita dal lavoratore cinese dell’acqua con delle particelle bianche fluttuanti atte a simulare della neve. Normalmente al cliente viene mostrata, con un’abile rotazione del polso, la caduta della neve tipo bufera per rendere più suggestivo il souvenir stesso. Della serie delle palle si sono avuti negli anni delle trasformazioni che vedono un tipo di palla di neve più grande e lo stesso oggetto a forma di bottiglia. Vengono vendute da molti anni e in tutto il mondo: dagli appennini alle Ande. Ovviamente anche per questo souvenir v’è stata una trasformazione usando al posto della plastica della resina. Si mormora che ci siano persone che di queste cose ne faccia una raccolta ma sicuramente sono tutte leggende metropolitane.


La gondolina.
Pezzo di plastica dorata fusa a formare una gondola. Sopra tutto sovrasta il gondoliere: personaggio caratteristico di Venezia pari la gondola, cioè colui che la guida. Si può notare il viso imbronciato e triste a prova di una fusione non troppo impeccabile. Dello stesso umore la coppietta che il gondoliere porta a spasso. Lo scafo della gondola è dipinto in nero, a mano, come vuole la tradizione e a proravia un turgido faretto rosso fa la sua bella figura. Appena sotto la gondola c’è una bella conchiglia stile Botticelli o due pesci oramai estinti (o talmente indefiniti che si fa fatica a riconoscerne la specie) e sotto ancora una base rettangolare in legno massiccio per nobilitare il souvenir stesso. Attaccato al conchiglione si trova la scritta “Venezia” dorata su sfondo rosso per ricordare la provenienza del ricordino. Certe volte l’umidità o la pioggia fa incurvare e scolorire la scritta. Il venditore allora la strappa via dalla sua sede originale lasciando un grumo di colla che non si cura di levare totalmente se non con fare maldestro. Altro tipo di gondola è quella della foto, resa ancor più famosa dai film di Fantozzi e Verdone. Praticamente introvabile quella col carillon poiché il movimento proviene dall’esosa Svizzera, la troviamo di molte misure: dalla S lunga circa 35cm alla XL lunga circa 60.

La borsa.
Contenitore in materiale plastico a due maniglioni con cui poterlo portare a spasso. I maniglioni si possono stringere nella mano o inserirli, con decisione se uno è sovrappeso, sulla spalla. Solitamente la borsa è di colore blu ma può essere nera, a righe bianche e blu o con delle ridicole immagini di Venezia serigrafate. Nella parte superiore troviamo una cerniera che dà accesso alla parte interna dove a sua volta si trova una specie di mini scomparto per mettere cose tipo chiavi, portafogli, telefono cellulare e così via. Esternamente esiste un’ altra cerniera per inserire oggetti tipo giornali, riviste, fogli…Cosa mettiamo dentro la parte più capiente della nostra utile borsetta? Di tutto! Oggetti da spiaggia se la si porta al mare, altri souvenirs di Venezia se ci troviamo ancora a far spese in questa bellissima città. Come per ricordare dove la si è comperata o per far vedere ai propri amici la nostra ultima e invidiata meta vacanziera, una scritta ricamata “Venezia” fa la sua bella figura nella parte centrale. Proprio vicino alla scritta troviamo, ricamata anch’essa, un’ ancora tipo ammiragliato per sottolineare l’ anima marinara di Venezia. Rigorosamente “made in China” all’inizio della sua presentazione, circa 20 anni fa, costava quasi il doppio di adesso. Un’ ultimo avviso: è sconsigliato annusare l’interno della borsa perchè la plastica con cui è fabbricata deriva dal petrolio penso più che grezzo. Non c’è pericolo, comunque, di autocombustione. Adesso (2017) questo tipo di borse sono sparite dalla circolazione.

 

La maschera.
La sua prima apparizione è avvenuta circa nel 1985, almeno nelle bancarelle. Allora costava il doppio e con dei disegni quasi osceni (vedi foto). La finezza del tocco di pennello non è paragonabile a quelle di adesso ed era priva di brillantini. La sua forma è sempre uguale e il grezzo proviene sempre da Bassano del Grappa o nei paesi limitrofi, sempre di ceramica. Qualcuno ha provato a farsele fare in oriente ma con scarso successo di vendita. La maschera ha permesso a molte persone di guadagnarsi la pagnotta dipingendo degli autentici obbrobri. Chi in casa sapeva tenere il pennello in mano veniva messo subito al lavoro. Poi, dalle maschere tipo, quelle con il viso androgino con le orbite vuote, si è passato alle evoluzioni: il sole, quella con il turbante da arabo, in ceramica lucida, opaca, antichizzata, con gli addobbi cartacei e così via. Ma il visetto bianco resta il classico. Perché la maschera? Perché ricorda il carnevale al tempo della Serenissima quando molti la indossavano per non farsi riconoscere e per a corteggiare le belle fanciulle. Le maschere che si vendono oggi si appendono al muro o, se sono brutte come all’inizio non si pensava, si regalano alla mamma o alla suocera proprio come i telefonini vecchi. Il prezzo delle maschere in ceramica si è stabilizzato negli anni, per quello che concerne quelle da indossare il discorso si fa più complesso. All’inizio le vendevano i negozi, erano in cartapesta e costavano un occhio della testa che le bancarelle non le potevano vendere (vendendole all’esterno nell’umidità la cartapesta “colava” che sembravano tutte a forma di Urlo di Munch senza mani). Ma ecco l’invenzione: cartone pressatissimo o plastica. In questo modo il prezzo delle maschere “da battaglia” era un affare per tutti. Passano gli anni e il prezzo delle maschere da indossare si è ribassato del 70% rispetto ai primi anni. Motivo? Concorrenza soprattutto cinese.

Il ventaglio.
Il ventaglio veneziano lo si può trovare uguale in tutto il mondo proveniendo da una opulenta fabbrica spagnola che confeziona evidentemente 365 giorni all’anno ventagli distribuiti dappertutto con un semplice scambio di fotografie. Il fusto è in plastica tinta tartaruga, bianca o beige lavorata in oro dipinto. Aperto serve per farsi fresco, chiuso per sbatterselo nervosamente sul palmo dell’altra mano (come lo smangiucchiarsi la punta della Bic). Esiste così forse da 25-30 anni ed è rimasto praticamente uguale sia di prezzo sia di fotografie. Le foto che troviamo sul davanti sono vedute di Venezia, riproduzioni di paesaggi campestri con donzelle di dubbia provenienza veneziana, fiori o anche fabbricato in simil pizzo di similBurano. L’ apertura del ventaglio talvolta può causare dello stress per la difficoltà che incontrano alcuni turisti. Aprendolo in maniera sbagliata ne viene fuori un miniventaglio tutto spiegazzato. Ma la testardaggine del singolo porta alla rottura del ventaglio. Dopo un po’, aiutato dal magnanimo negoziante, si finisce col risolvere l’ enigma e, con sorriso da ebete, ci si fa fresco.
Adesso (2019) questo tipo di ventaglio è quasi sparito dalla circolazione.

La penna.
Anche questo oggetto è entrato a far parte della nutrita schiera dei souvenirs classici a basso costo. La penna originale, con refill ricambiabile, è fabbricata con plastica di qualità simile ad una “Montblanc”, quindi, piacevole al tatto. La caratteristica principale è dovuta al movimento di una gondola ( visibile perché racchiusa da una plastica trasparente) che si trova all’interno della parte alta della penna che va da destra a sinistra e viceversa secondo se la penna la tenete verso l’ alto per il cappuccio o per la punta. All’interno di questa sezione c’è del liquido oleoso che frena l’ azione della penna facendo bella impressione e causando stupore e lieve sorriso. Sempre all’interno, da far da sfondo alla gondola, si trova raffigurata la chiesa di S. Marco o il ponte di Rialto. Nel retro la scritta Venezia. Si gira la punta e viene fuori la sfera: molti clienti non lo sanno ma il venditore è sadico e aspetta un po’ prima di mostrarglielo. Viene venduta in tutto il mondo cambiando la parte con la gondola. A New York si vende facendo muovere l’ Empire State Building con lo sfondo di grattacieli, a Parigi la torre Eiffel con lo sfondo dei campi Elisi e a Tokio edifici con sfondo di edifici simulando un movimento tellurico di tipo ondulatorio. Provenienza atipica: “made in Denmark”.
Adesso (2019) questo tipo di penne sono sparite dalla circolazione.

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