Tecniche per usufruire al meglio il vaporetto a Venezia
Quanti segreti, quante accortezze, quanti trucchi sono celati nel magico mondo dei vaporetti a Venezia. Come assicurarsi il posto a sedere, come mantenerlo, le tecniche di entrata e uscita.
I veneziani nel bene e nel male si servono del vaporetto da quando sono nati. Tutti lo usano, dallo spazzino alla mattina presto allo studente, dallo scrittore famoso al pediatra. A Venezia si possono fare chilometri a piedi, salire i ponti e discenderli, salire e scendere dal vaporetto senza neanche accorgersi, anche assopiti, con la stessa sensazione di quando si viaggia in treno e si passano i paesi e le città con il monotono e ripetitivo rumore del passaggio delle ruote sui binari. Tutto svanisce con uno sciopero. Lo sciopero (o la nebbia) per i veneziani è un affronto, un'offesa come quasi uno ti obbligasse a stare fermo invece di camminare per la tua strada. Il vaporetto è di tutti ed è una parte di noi! A prova di questo anche i recenti borbottamenti sulla scelta di modificare la linea dei vaporetti. Che tutto resti come prima!
Per i turisti salire sul vaporetto è come "una gita in barca sul mare", per i veneziani una cosa naturale come respirare. E veniamo al dunque.
Come assicurarsi un posto a sedere? Se si è vecchi è più facile. Si vedono scene esilaranti quando la vecchietta entra girando inaspettatamente svelta la testa a 280° e falcia tutti con gli occhi ridotti ad una fessura assomigliando ad un gerarca nazista al controllo della truppa e i giovani che la osservano con la testa bassa colpevoli di essere seduti e che si alzano velocemente a turno come avessero fuoco sotto il culo. Individuata la vittima tenta di sedersi piano piano (da vera vecchia) facendola fuggire forse con la lacrima al viso dalla vergogna la malcapitata. Se si è sulla cinquantina è molto più facile ottenere il posto se si è vestiti da massaia con tante cose da fare e col viso incazzato nero. Si entra nel vaporetto spediti e decisi di ottenere il posto del giovane di turno (come gli animali "annusano la paura" anche le massaie cinquantenni) sedendosi quasi sopra obbligandolo a lasciarti il posto se non vuoi trovarti la massaia cinquantenne affaccendata e incazzata seduta sopra che ti sbraita cose tipo: "invece di andare a scuola a scaldare il banco, vai a lavorare anche te!"
Come non farselo portar via. L'unica cosa da fare è guardare da un'altra parte o fare qualcos'altro. Un bieco tentativo di messaggio al telefonino guardando il nulla fuori dal finestrino del vaporetto va ancora meglio. E poi libri, riviste, tentare di scrivere sul quotidiano sottolineando a caso, pulirsi i denti col filo interdentale, col cotton fiocc le orecchie, legarsi i lacci delle scarpe (viene meglio se lo si fa in apnea diventando rossi ingallati) e chi più ne ha più ne metta.
Le persone che occupano il posto quasi come fosse l'aspirazione massima una volta arrivati a Venezia sono i turisti dell'Est Europa. Dove salgono e si trovano tutti il posto a sedere non lo saprà mai nessuno. Si materializzano da se. Entri in vaporetto che pensi di aver dribblato tutti scegliendoti una fermata con poca gente, pensi di farti il viaggio vicino la prima panchina a destra (che è più facile quando scendi visto che ti trovi vicino all'uscita poi) col "Leggo" di oggi che invece ti trovi tutte le panchine occupate (un bus da 52 posti) da persone tutte sui 45 anni (lo giuro: sono tutti di quell'età) fermi immobili, tutti che bisbigliano e non guardano nessun monumento ma solo il Tronchetto.
Come reagisce il veneziano che sale sul vaporetto e che si trova tutti quei quarantacinquenni? Di solito puzzano e quindi come apre la porta (gli basta riconoscerli in un millesimo di secondo) anche la chiude. Punto e basta. Non fa commenti ma muove impercettibilmente le labbra, si fa serio e abbassa la testa.
Occorre proprio far baruffa coi piloti o coi marinai? Molti si sfogano con quelle povere persone spinti dall'istinto di ogni veneziano abituato da generazioni a bestemmiare contro. Un turista non capirebbe mai cosa centrano i cani quando si parla col marinaio che lega la corda ma un veneziano si. La razza Actv sembra abbia origine sulle isole della laguna Sud di Venezia. Il turista si immagina quelle zone piene di cimiteri per cani ma un veneziano no. Occorre far baruffa? Certamente no. Se trovi quello buono ti devi compiacere, se trovi quello cattivo sappi che il coltello dalla parte del manico ce l'ha lui. Adesso più di prima. Una volta si passava il canale della Giudecca con la nebbia senza il radar ma solo con l'esperienza dettata dalle promesse di morte inflitte al pilota da parte dell'utenza se non faceva il traghetto, adesso ci sono regole ferree che devono essere rispettate: se il pilota non si sente sicuro non può partire neanche col radar.