Siamo in via Garibaldi. La tensione si taglia col coltello. Le perigliose madri confabulano sulla prossima vittima. In prima linea le più battagliere e più sfacciate. Sono sulla 35/40ina. Ormai hanno deciso...è il pescivendolo il prossimo. Uno sguardo d'intesa tra tre o quattro davanti...una prende la videocamera, si accende la luce rossa...la bionda punta il dito sul proprio figlio intimandogli l'inizio del battere di tamburo. La seconda bionda fa lo stesso col proprio. Non parlano con loro, si parlano solo tra mamme girando di scatto il collo ma non il corpo. Sono fredde, imperiose come amazzoni anche se sono piccole di statura. E' il momento.
Stefano il pescivendolo lo sa e ha già in mano un gruzzoletto di monetine. I tamburi dei bambini, i coperchi delle pentole scandiscono il ritmo..."Duri i banchi!!!" Il coro intona il caro motivetto di battaglia di antica memoria. Sempre valido. E in nome della tradizione i coglioni sono rotti e Stefano comincia a sorridere sardonicamente e a gettare la spugna inserendo nel vasetto di pelati gigante/tamburo le monetine. Non tutte assieme ma una per volta facendo capire che ne mette tante. La cosa va avanti per lunghi secondi. Soddisfatte, le perigliose madri proseguono senza sosta. Gridano tra di loro coprendo il baccano delle pentole e dei coperchi continuamente. E come una lavatrice in centrifuga commentano la battaglia.
Con provata esperienza (questa battaglia non è altro il proseguimento di altre fatte al mercato ma senza i bambini ma con lo stesso frastuono anche senza pentole o tamburi di latta), si gettano sulla prossima vittima sacrificale. Il macellaio. Sia le pergliose madri, sia il macellaio e gli altri negozianti si conoscono tra di loro. Sanno che le monete cadranno sempre. Unici incompresi: i bambini. Abbardati dalle perigliose madri come pedoni in una scacchiera, come scartini in un mazzo di carte.