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Presentazione della petizione per la Salvaguardia dell’Ospedale Civile SS.Giovanni e Paolo di Venezia

La causa che stiamo portando avanti, ovvero la salvaguardia dell’Ospedale Civile di
Venezia (unico ospedale che serve il centro storico, le isole e non solo) è sicuramente
figlia del tempo storico che l’Italia sta vivendo.

Mai avrei pensato che cittadini qualunque, quali siamo i miei fratelli, io e il gruppo di
amici che ci affianca, avrebbero sentito la necessità di impegnarsi civilmente per
sostenere un diritto inderogabile quale quello alla salute.

E’ evidente che anche in questa vicenda sono state applicate logiche di strategie
economiche (che spesso risultano sprechi) e che, come ormai avviene in svariati
settori, non è stato dato ascolto agli operatori, a quelle persone cioè che conoscono,
lavorano, vivono la materia su cui si argomenta.
Nella incombenza del momento non ci interessano le premesse, le cause e le
concause che hanno generato lo sfacelo. Esse appartengono alla storia
dell’amministrazione politica dell’Italia, in generale, e di Venezia e del suo ospedale
in particolare.

Ciò che a noi, e a tutti i firmatari della petizione, interessa è che sia ristabilito e
garantito il diritto alla salute nel pieno rispetto del malato.
L’attuale “riassetto” dell’Ospedale Civile di Venezia (con periodico e costante
ridimensionamento di reparti e servizi essenziali quali pneumologia, ematologia,
cardiologia, radioterapia, gastroenterologia, angiologia, terapia antalgica,
oculistica,…con medici a “scavalco” tra l’ospedale di Venezia e quello all’Angelo di
Mestre, con la riduzione del personale medico e paramedico, con la mancata
dismissione e contestuale sostituzione di macchinari obsoleti con le emergenze
cardiologiche dirottate a Mestre, con le operazioni alla mammella che attendono in
loco il chirurgo da Mestre….) lede questo diritto.

E tale “riassetto” è tanto più lesivo, cieco e sordo perché portato a compimento in un
tessuto cittadino unico al mondo.
Venezia è bella anche perché ha saputo esaltare la fragilità e la complessità del
proprio territorio con intelligenza ed armonia, ma proprio questa sua specificità ne
rende complicata e difficile la viabilità.

Se per un malato veneziano deambulante raggiungere l’Ospedale all’Angelo di
Mestre può diventare un'odissea (arrivare a piedi, o dopo un percorso in autobus,
all’approdo più vicino casa, salire su uno o più vaporetti probabilmente già
sovraffollati, scendere a Piazzale Roma , irrisorio il numero di treni che ferma alla
stazione dell’Angelo, salire sull’autobus, uno ogni venti minuti e servizio sospeso
nei giorni festivi, dopo buona mezz’ora scendere ad una fermata del centro
commerciale Auchan , scendere e risalire il sottopassaggio della linea ferroviaria,
attraversare una strada percorsa da auto, costeggiare un bel prato e finalmente entrare
in ospedale, curarsi secondo il bisogno, radioterapia quotidiana, chemioterapia,
coronografia, esame più o meno invasivo, intervento day hospital, …, e poi
ripercorrere a ritroso il cammino verso casa) , per uno in condizioni di emergenza può
diventare fatale (e non di rado è già successo). Ed è questo che ci preoccupa.
Già da tempo a Venezia è impossibile eseguire una gastroscopia in urgenza in caso di
sanguinamento gastrico, un doppler in caso di trombosi venosa o di ischemia
arteriosa periferica dopo le 15 dei giorni feriali e il sabato e i festivi (solo per citare
alcuni esempi eclatanti); ma da oggi anche avere un infarto a Venezia è diventato un
lusso, dopo la chiusura di emodinamica.

In una recente assemblea il sig. Padrin (presidente della commissione sanità della
Regione Veneto) ha affermato che a Venezia "va garantita l'urgenza-emergenza.
Trasporti efficienti." Appunto. Una gastroscopia, un doppler, un'angioplastica
coronarica non sono emergenze? Quanto ai trasporti efficienti, qualcuno si è mai
chiesto quanto tempo ci vuole per centralizzare all'Angelo un malato dal territorio,
dal momento della chiamata al 118? Forse bisognerebbe chiederlo a degli esperti e
questi risponderebbero: 90 minuti da Pellestrina, 80-90 minuti da Burano, 70-80
minuti dal Lido, minimo 60 minuti dal Centro Storico di Venezia. Tempi minimi in
condizioni meteo ideali, senza vento di bora, con marea nella norma, tangenziale e
malati mestrini permettendo (sì perché se per caso un malato della terraferma osa
ammalarsi contemporaneamente a un veneziano, ha la precedenza - visto che anche a
Mestre come a Venezia vi è un solo medico del 118 disponibile h 24 - con la
conseguenza che il malato veneziano viene parcheggiato a Venezia in attesa del
primo momento utile per il trasferimento!)

Va da sé, che per un malato del centro storico o delle isole sia improponibile
l’Ospedale all’Angelo di Mestre quale alternativa all’Ospedale Civile di Venezia.
Quello che pretendiamo è che in questioni, come questa, di vitale importanza, i
politici ascoltino le necessità degli operatori e degli utenti e, abbandonando logiche
e sistemi ormai logori e spesso inconcludenti, si spendano effettivamente per il
benessere dei Cittadini che rappresentano.


Al Sindaco di Venezia Giorgio Orsoni
Al Direttore dell’ULSS 12 Antonio Padoan
Al Presidente della Provincia Francesca Zaccariotto
Al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia
Ai Capogruppo dei Partiti in Consiglio Comunale e in Consiglio Regionale

Petizione Pubblica

OGGETTO: Petizione per la salvaguardia dell'ospedale SS. Giovanni e Paolo
Con crescente apprensione e con grave disagio,

Noi Cittadini Veneziani,
assistiamo al depauperamento ( chiusura e/o decentramento di alcuni reparti, riduzione del personale medico e paramedico ) dell’Ospedale Civile SS Giovanni e Paolo di Venezia. Penalizzazione, questa, forse riconducibile :
- ai vincoli imposti dalle risorse economiche disposte dalla Regione Veneto per le
Aziende Sanitarie ;
- alla scelta politica di finanziare l’Ospedale all’Angelo di Mestre.
Noi Cittadini Veneziani
Chiediamo alle Istituzioni
in nome della specificità morfologica di Venezia, del prestigio, della storia, della
fama di questa città nel doveroso e nel pieno riconoscimento delle sue varie
potenzialità, di:
- mantenere, o meglio, di ripristinare la piena efficienza delle strutture e delle
infrastrutture dell’Ospedale Civile SS Giovanni e Paolo di Venezia,
- rimediare a scelte amministrative inadeguate, che hanno messo in grave pericolo
la copertura sanitaria dei fruitori della struttura ospedaliera del centro storico ,
quali : abitanti di Venezia, del Lido, di Pellestrina, delle Isole limitrofe (Murano,
Burano, Sant’Erasmo) e di altre località quali Tre Porti , Cavallino e Chioggia ,
- garantire, nel diritto ad un’efficiente assistenza sanitaria, le crescenti necessità
della popolazione di tutta la provincia veneziana,
- ricordare che, oltre ai residenti (per lo più anziani), migliaia sono le persone che
abitano o frequentano Venezia per turismo , per studio , per lavoro,
- pensare a Venezia non come a una sede disagiata, ma come a una risorsa del
territorio e dell’Italia.

 

 

 

 

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