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Perdersi a Venezia

Itinerario 1
Stazione dei treni / Rialto


Siamo scesi dal treno e osserviamo bene cosa abbiamo davanti annusando l'aria che sa di mare. La scalinata vi porta vicino l'acqua, di fronte la chiesa con la cupola verde sempre in restauro di San Simeon Piccolo. A destra l'imbarcadero dove si fermano i vaporetti che vanno a San Marco facendo il giro per il canale della Giudecca e a sinistra quelli che vanno verso Rialto e poi San Marco o verso Murano. Prendiamo a sinistra per il ponte degli Scalzi. Appena scesi dal ponte andiamo dritti per la calle Longa fra trattorie, un barbiere, qualche negozio di souvenir e giriamo poi a sinistra dove troveremo davanti il piccolo ponte storto in ferro De La Bergama.

La chiesa che abbiamo davanti è quella di San Simeon Grando. Vi domanderete: se appena scesi dalla stazione abbiamo visto un San Simeon Piccolo che è il doppio di questo, come mai questo lo chiamano grande? E' perché prima della costruzione della nuova chiesa, quella vecchia era più grande. Dopo essere scesi dal ponte in ferro De La Bergama giriamo a destra per la fondamenta dei Garzoti (rio Marin) osservando il palazzo Gradenigo sempre a destra con le sue due cavane (le entrate principali d'acqua). Proseguite tra negozi di macelleria, luganegheri, pizza al taglio. Osservate il particolare basso sottoportico dei Squelini o fabbricanti di scodelle in terracotta che là avevano il forno. Arriviamo fino al campiello del Cristo.

Giriamoci quindi a sinistra e prendiamo quella calletta che sembra portarci in luoghi oscuri e zigzaghiamo fino in campiello delle Strope, un carinissimo posto con tanto di vera da pozzo e fontanella. Giriamo a destra lungo il campo, come nella foto, e portiamoci davanti al sottoportico ritenuto il secondo più basso di Venezia. Passiamoci sotto e usciamo nella corte dell'Anatomia. Una denominazione che vi porta indietro nel 1480 quando il medico Alessandro Benedetti propose l'erezione di un teatro anatomico per lo studio dei cadaveri. Il teatro anatomico si effettuò soltanto due secoli dopo e, dopo l'incendio del 1800 che lo distrusse, tutto si portò a Padova.

Proseguiamo il nostro itinerario passando il ponte e arrivando in uno dei campi più famosi di Venezia, San Giacomo dall' Orio. Chi dice che su quell'isola v'erano lupi, chi perché vi dimorava una famiglia Orio chi sostiene invece che il nome deriverebbe perché la chiesa da verso il rio (dal rio, o rio...). Se vogliamo facciamoci il giro del campo, se non vogliamo voltiamo nella prima calle a destra non prima di osservare le finestre sopra il bar che abbiamo prima di entrare in quella calle: gli stipiti delle finestre sono tagliati in modo che le finestre si aprano oscurando la vista alla chiesa, là infatti abitava un ebreo che non desiderava vedere la chiesa da casa sua.

Entriamo quindi in calle del Tentor (tintore) e notiamo che ci sono due calli con lo stesso nome, calle delle oche, nome preso per la presenza di una patera raffigurante due oche, e, prima di fare il piccolo ponte che abbiamo davanti deviamo per la calletta che vi porta in un campiello molto suggestivo cui inserisco un immagine tratta da un quadro della figlia di una visitatrice di Venessia.com.

Torniamo indietro dal campiello, davanti abbiamo il ponte di prima. Non lo facciamo ma andiamo a sinistra per la fondamentina del Parucheta. Soprannome dato ad un signore che portava il parrucchino. Facciamo il ponte storto. Di fronte a noi abbiamo il campanile senza punta di San Boldo dove ora ci abita qualcuno; andiamo a destra e poi a sinistra in salizada della Chiesa. Oltrepassiamo il ponte del Modena e andiamo dritti fino a dove ci porta la strada, quindi in una fondamentina dove, circa alla metà, entreremo in un altro tipico sottoportico detto del Filatoio. Avvicinatevi all'acqua. Meditate. Tornate indietro nella fondamentina e proseguite.

Alla fine girate a destra e oltrepassate l'ennesimo ponte, andate un'altra volta a destra per il campo Santa Maria Mater Domini. Fate il ponte che vedete, andate a sinistra e poi a destra dentro un grande sottoportico dove, alla fine, vedrete un edicola. Fate il ponte e osservate quella piccola casetta vicino alla vostra sinistra: quella è un antico traghetto per la terraferma. Un tempo quello poteva essere paragonato alla stazione delle corriere di adesso.

Siamo in campo San Cassan o Cassiano. Girate nella calle Muti o Baglioni a destra. Prendete la seconda calle a sinistra e cioè calle de la Bote. Osserviamo i mattoni: certi sono messi in orizzontale nella disposizione classica e certi in piedi di taglio. Quelli in piedi si chiamano Altinelle perché provengono da Altino, da quando cioè gli abitanti dell'isola di Altino cominciarono ad emigrare negli isolotti di Venezia. Gli edifici, i palazzi e i marmi vennero quindi smontati e trasportati qui anche per economia. Oggi l'isola di Altino se n'é andata con la corrente.

Alla fine della calle incrociamo la calle dei Botteri (fabbricatori di botti). Giriamo a destra e poi ancora a destra. Incuneiamoci nel sottoportico delle Carampane. In quella zona v'erano le case di Rampani dove le meretrici preferivano avere dimora piuttosto che la zona lì vicino indicata invece dallo Stato della Serenissima e cioè il Castelletto in parrocchia di San Matteo. Fuori del sottoportico proseguiamo dritto (se giriamo a destra troverete il famoso ponte delle Tette dove si dice che una volta si affacciavano "per legge" delle leggiadre pulzelle coi capezzoli al vento per "attizzare anche i più recalcitranti gay del tempo" puniti poi con la morte) per il campiello Albrizzi e giriamo nella calletta in fondo a sinistra e sbuchiamo, è proprio il caso di dire, nella fondamenta/sottoportico della Furatola. In quei oscuri (furatola, foro, buco) posti v'erano piccolissimi negozietti che vendevano pesce fritto e cose simili per poveracci. Giriamo a sinistra.

Passate il ponte che avete davanti e andare a sinistra per il Rio terà (rio interrato), bivio a destra e poi a sinistra. Siete in campiello del Sole. Costeggiate la casa alla vostra sinistra, oltrepassate il sotoportego del Tagiapiera e infilatevi nella calle del Sole. Passata la piccola calle girate a destra e poi a sinistra, prendete la calle della Donzella. Giratevi e guardate alle vostre spalle la porta: è la più storta di Venezia. Siamo nella parte più "vecchia" della città, qui tutte le calli sono strette e le case tutte attaccate com'era una volta quando Venezia era la città più popolosa del mondo allora conosciuto.

Fuori della calle della Donzella girate a destra in calle del Volto e poi a sinistra nella calle dell'Arco. Dopo 10 metri dalla curva noterete a destra un particolare passaggio storto e a sinistra una particolare porta allargata a cerchio per far passare i barili. Prendiamo allora il sottoportico storto, entriamo in calle del Figher, a sinistra e siamo arrivati nell'affollata zona commerciale di Rialto. In una delle tante vere Venezie. Adesso fate voi, fidatevi delle tante proposte culinarie, bevetevi del buon vino, entrate nei bacari e ubriacatevi.

 


San Boldo

Sotoportego del Filatoio

La porta a forma di botte

Sposalizio in rio Marin


Imbarcazioni caratteristiche. A Venezia tutti dicono "ostregheta" e vanno tutti quanti in gondola. Invece l'imbarcazione tipica di Venezia sarebbe...

Muoversi a Venezia. Un tentativo di raccontare i vari personaggi che compongono l' allegra compagnia del trasporto pubblico a Venezia.
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Souvenir: Vivisezione di alcuni tipici oggetti ricordo che ognuno nella nostra vita ha comperato nella classica gita a Venezia

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Soprannomi dei gondolieri

Saggezza popolare o ignoranza e basta? Metodi antichi per regolarsi senza le medicine odierne ma solo con l'esperienza dei vecchi. Tutto è tratto da un libretto del 1878 di G.B.Bernoni della Filippi editore di Venezia. Il testo è in dialetto ma io l' ho tradotto e sintetizzato in italiano

Il profumo di Venezia

Foto dall'alto

 

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Miserie marciane

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