START | Veneziani | Espressioni dialettali veneziane: piccola raccolta delle parolacce.

Volete avere voce in capitolo qui a Venezia? Volete essere veneziano al 100%? Non volete sfigurare in qualsiasi tipo di compagnia? Usate le parolacce che seguono e non avrete più problemi. Significato e situazioni consigliate.

Va in cùeo da to mare: parola comunissima, forse la più usata, che sta a significare l’invito che si da ad una persona ad avere un rapporto sessuale anale con la propria madre.

Varianti: “Va in cùeo”(semplice) , “Va in buèo”(rapporto più profondo), “Tuti chei cani che ti gà in stiva”, cioè ad un livello più basso, e quindi sottoterra…

Precisazione: Va in mona (da to mare): questo modo di dire tipicamente veneto a Venezia non si usa se non tra amici intimi che vanno d’accordissimo. Sembrerebbe che il vero significato sia “torna da dove sei venuto”…”sarebbe meglio che non fossi mai nato”. Il “va in cùeo” invece è più dispregiativo visto che si inviterebbe di rientrare nell’ano al posto della più ovvia vagina.

Chei cani dei to morti: modo di dire, anch’esso comune, che sta a significare letteralmente: i tuoi parenti, quelli morti, sono dei cani. Probabilmente deriva anche da un cane raffigurato in certe lapidi turche. E qui la faccenda si ingarbuglia…

Varianti: “I to morti” (semplice) , “Varemengo ti ta morti” (composto) , “Chei becanassi de tuti i to morti” (i parenti anzidetti sarebbero traditi, in vita, dalla propria moglie), “Va in boca de tuti i to morti” : frase molto forte riservata a pochi eletti che starebbe a significare un rapporto sessuale che prevede l’inserimento del pene nella bocca dei parenti morti del tuo amico.

Ghe/te/ta sboro : gettare il proprio sperma contro qualcuno. Frase comunissima detta per avvalorare le proprie tesi. Ultimamente se ne fa abuso mettendola come rafforzativo in qualsiasi frase. Una specie di “cioè” italiano. O come virgola.

Varianti: “Che ghe sboro” , “sboro mi” , “che ghe sbiro”(versione soft).

Magnasborae: insulto forte che si rivolge ad una persona antipatica. La si considera come colui che si ciba di sperma umano e non.

Ma ti se sbregà/sclerà/fusià : letteralmente: “sei rotto?” come per dire che qualcosa in te qualcosa non funziona.

Te vegno premando: sodomizzare proseguendo verso sinistra. Dal gergo dei gondolieri.

Tacagà: Domanda rivolta ad un individuo per sapere chi è che, invece di partorirlo, lo ha defecato. Modo di dire anch’esso comune che viene detto in molte situazioni del tipo: rimproverare l’amico che ha sbagliato, fargli sapere che invece di fare una cosa poteva farne un’altra.

Variante: “chi ta cagà”, “chi tà scoresà” .

Date cò un legno: prendere un pezzo di legno e picchiarsi in testa con lo stesso. Frase abbastanza recente che significherebbe invitare una persona a mettere la testa a posto.

Tumòr: rivolto ad una persona che non sta bene o che è di brutto aspetto.

Varianti: “Cancaro” : cancro. “Impestà” : affetto da peste. “Cadavare” : cadavere.

Buso de cueo: apprezzamento ad una bella ragazza.

Buso de cueo 2: avere fortuna.

S-ciopà : letteralmente scoppiato. Rivolto ad un alcolizzato, un drogato o ad una persona che sembra tale.

Mòngoeo : Persona che ha dei tratti somatici simili a quelli di un mongoloide, altrimenti una persona che proviene dalla nazione della Mongolia: retaggio della Serenissima ai tempi del solito Marco Polo dove vede per acerrimo nemico il cattivo abitante della Mongolia. Comunque sembra che la prima ipotesi sia più veritiera.

Imatonìo : persona che assomiglia ad un mattone e quindi che dimostra di essere scemo e duro di comprendonio.

Via de testa/de xàgoea/coi sgabèi : essere impazziti.

Casso : persona un pò imbranata. “Casso” messo come termine di una frase ne è un rafforzativo.
Es: Col casso : figurarsi…,scherzi?, No di certo!

Goldòn: preservativo. Dare del Goldòn a qualcuno significa associarlo al preservativo. La parola Goldòn deriva dalla pubblicità delle confezioni di profilattici importati dagli americani nel dopoguerra che diceva “Gold-one!”.

A (ara) che te vegno : parafrasi di A.c.t.v., l’azienda di trasporto pubblico a Venezia. Vuol dire avvisare la prossima fuoriuscita di sperma verso la persona interessata.

Slavo/polacco : persona che non è vestita alla moda.

Ea mama canarina/ea mona dea Daria: frasi soft ideate da qualcuno che non vuole offendere in modi pesanti.

Ma ti ghe gà magnà ea merda al mago?: domanda atta a deridere l’avversario facendogli capire che quella cosa detta da lui è scontata. La merda del mago sarebbe magica ma sempre uno scarto.

Va remengo ti e tò sènare: invitare qualcuno ad errare assieme alla cenere dei suoi parenti defunti.

Te vegno col saltìn: ammonire la prossima eiaculazione verso chi ci sta davanti. L’atto viene avvalorato da un piccolo salto al momento cruciale nel tentativo di gettare ancora più violentemente lo sperma.

Te vegno in torteìn: penetrare nell’ano col proprio pene che in questo caso assomiglia ad un tortellino soprattutto quando il penetrato/a non ha assolutamente voglia e quindi ha i muscoli rettali contratti.

Bàsime i durèi : invitare a baciare lo stomaco di pollo. Secondo molti i “durèi” non sarebbero altro che i testicoli (e suonerebbe molto meglio).

Quea sfondrada de to mare: la madre dell’amico avrebbe, secondo noi, la vagina rotta a malomodo per ripetuti inserimenti di oggetti di qualsiasi genere magari di misura spropositata.

Increcoeà : stato tipico di chi ha abusato di sostanze stupefacenti. Colui che ha preso “crècoe”. In senso figurato: rincoglionito, rimbecillito, in stato altamente confusionale.

Ma ti gà e moròidi in testa? : domandare ad una persona se sulla sua testa ha delle emorroidi significa dare praticamente della “faccia da culo”.

Muso da mona: faccia da vagina: classicissima espressione veneziana e non per riferirsi a qualcuno, additandolo come uno stupido o un’ inetto.

Sboràe sol pèto: getti di sperma sul petto. Nuovissima figura retorica, in rapida espansione, per minimizzare un contesto da altri ritenuto importante. Per esempio: “Piero! I gà aumentà ‘l canone dea teevision!” (Pietro! Hanno aumentato il canone televisivo!”) e Giorgio, che è un riccone, minimizza: “Ah, sboràe sol pèto”. E’ come se Giorgio, se andasse con una prostituta per esempio, invece di spruzzare lo sperma nella vagina lo dirigesse verso il suo seno e quindi non ci sarebbe nessun rischio di nascita di figli non voluti.

Ciapar cassi per attaccapanni/ravani: più che parolaccia, è un modo di dire che sta a significare “prendere un abbaglio”. Letteralmente “confondere i peni con appendiabiti” (che non farebbe lo stesso effetto in italiano).

Ti se scapeà?: sei fesso? Scapeà significa mettere in mostra il prepuzio con forza e decisione anche a costo di “romperse el fiéto” di antica memoria scolastica.

Chea rotinboca de to mare: insulto significante che la madre usa succhiare spessissimo il pene di qualsiasi persona gli capita davanti fino alla rottura dei lati della bocca.

Nota bene:

Ometto tutte le bestemmie riguardanti Gesù, la Madonna e i santi anche perché sono troppo scurrili e tese ad offendere la religione cristiana.

Tutti i modi di dire succitati dovrebbero, per avere effetto, essere detti con l’espressione facciale tipica veneziana: occhi tristi tendenti a deridere l'”avversario”. Utile anche la faccia seria con un sopracciglio alzato e uno triste. Comunque, se dette normalmente, tutte queste parole non sono assolutamente offensive anzi sono un modo per farsi degli amici e non sono assolutamente riservate al popolino ma sono democraticamente dette da tutti. Gente famosa, importante e non.

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