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Ma
no ti gà na casa ciò?!
:
frase
ideata da un simpatico signore di bassa statura proveniente dalle
campagne vicine a Venezia; venditore di piante che, dice, provengono
dalle sue terre. Invita la gente a comprarle facendogli notare che, se
hanno una casa di loro proprietà o in affitto, devono per forza
abbellirla con una delle sue piante. A Venezia si usa dire questa frase
in molti casi: per salutare un caro amico, per dirgli come va, per
dirgli che sarebbe ora di finire di lavorare e che sarebbe ora che
tornasse a casa. La si usa anche in stadio contro i tifosi della squadra
avversaria. Una piccola aggiunta: mi è data notizia che questa frase non
sarebbe propria del signore di bassa statura ma plagiata. Un
edicolante in campo della Guerra, vicino a San Marco, lo
redarguiva in questo modo gridando appunto "ma no ti gà na casa,
cio?" per invitarlo a andare via dalla zona in modo da non
rompere i coglioni con le sue proposte di acquisto. Vuoi
sentirlo? Vai nella pagina dei Download. |
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Oii! :
a Venezia lo dicono tutti. Dal
gondoliere che avvisa la sua presenza all' incrocio di un rio (variante:
"Aooe!"), alla persona che vuole fare baruffa, come saluto ad
un amico caro e a quello che sta per arrabbiarsi. |
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Andemo
vedere cossa fa el marco. Si usa
per congedarsi da qualcuno dicendo una frase buttata là ma con un
doppio significato: andiamo a vedere (in un ufficio cambio) quanto
viene valutato il marco tedesco (adesso non più usato per l'uso
dell'euro) ma allo stesso tempo, scherzosamente, si vuol anche
dire di andare a vedere cosa fa l'amante (il "marco") a
tua moglie.
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Sìe ore ea cresse,
sìe ea càea. Ogni sei ore l'acqua entra dal mare alla laguna
per poi ritornarci. Questa è una frase che viene detta a chi, per
esempio, si arrabbia perché a lui va tutto storto: lo si consola
dicendogli che per quanto gli vada male prima o dopo sicuramente
gli andrà bene. Per lo stesso motivo per chi si gongola troppo
della sua fortuna. |
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Sàpa piàn e spènsi
(s di rosa) guaìvo. Sapa da calpestare e spènsi da
spingere. Lo si dice ad una persona che piano piano
inesorabilmente mette in atto qualsiasi cosa aveva in mente di
fare anche a danno di altri.
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...el vien dal
Garda. I classici temporali violenti che avvengono nel
Veneziano provengono quasi tutti da ovest. Cielo terso, poi sempre
più grigio, caldo afoso, brezza in crescendo, colpi di vento,
nuvolone nero, verde e poi pioggia a dirotto. C'è qualcuno che
dice che provengano tutti da quella direzione. Io sono stato in
gita al lago ed ho domandato ai locali il punto esatto: mi hanno
risposto da dietro quelle montagne, sono andato sulle montagne e...
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Bisogna veder sel
mar riceve o se el torna indrìo. Sempre di carattere
meteologico questa frase significa che le previsioni sono
previsioni e non certezze e quindi quando il maltempo va da ovest
verso est e quindi verso il mare Adriatico si spera che "non
torni indietro" e si sfoghi in mare e non a Venezia. Questa
é anche una scusa per quelle persone famose per essere dei
meteorologi perfetti: come Sibilla si ha sempre ragione.
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Ma te vien dal Dòeo?
Ad una persona che non è tanto sveglia. Dolo è un paese
vicino a Venezia dove non è assolutamente vero che ci siano
persone così. Ma va bene lo stesso. |
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Al Dòeo eò gà mòeo
e àea Mira 'lghè tira. Frase tipica tanto per fare la rima
infatti: non è vero che a Dolo tutti i maschi ce l'hanno moscio
come non è altrettanto vero che a Mira ce l'hanno tutti in
perenne erezione. |
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Seghenè. La
frase completa sarebbe "se ghe nè el magna e se no ghe nè
nol magna". Rivolto ad uno scansafatiche che non si dà tanto
da fare per guadagnare e quindi a spendere i soldi per mettere
qualcosa sotto i denti . |
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Eà gà visto piú
cassi èa che i cessi de S.Bòrtoeo. Detto ad una donna di
facili costumi. Vicino al campo S.Bortolo ci sono dei gabinetti
pubblici, e chi fa la pipi lo mette in mostra. |
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Sù e sò come eà
pee del casso. Quando uno va a zonzo inutilmente questa è la
giusta frase da dire. Infatti, in modo spregiativo, anche la parte
esterna del pene, sia quando si ha un rapporto sessuale sia quando
ci si masturba, si muove avanti e indietro. |
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Se no ghe fosse el
ponte el mondo sarìa un'ìsoea. Il ponte è quello
"della libertà" e collega la terraferma con Venezia. No
comment. |
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Luna sentàda
marinèr in pìe. Quando la falce lunare è rivolta vero terra
è sintomo di bel tempo e quindi il marinaio può stare in piedi
nella sua barca, altrimenti se il tempo è brutto e c'è onda deve
restare giù. |
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Ae porte dell'ospeàl.
Quando uno sta molto male non lo si consiglia d'andare dal
dottore o all'ospedale ma "ae porte dell'ospeàl". Lo si
intima anche al bambino capriccioso quando non ascolta i genitori
e rischia di farsi male.
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El rusa, ea
rasa...: Modo di dire che significherebbe d'aver colto in
fallo una persona che ha appena scoreggiato o preavvisare
simpaticamente la propria pernacchia. La frase intera é un
indovinello: "ea rusa, ea rasa, ea va in giro per casa,
nissuni ea vede ma tuti ea sente...cossa se?". |
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Va eà! Petacoche!: Petacoche
va inteso come una persona infantile che la tira per le lunghe. |
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Dal Trasto àea
sentina: Il trasto è la parte superiore di una barca e la
rende solida; la sentina è la parte inferiore. La differenza di
essere seduti sul trasto e seduti giù in sentina signicherebbe in
pratica "cadere dall'alto in basso". |
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A paiòl: "andar
a pajol" significa cadere nel pagliolato ed è quando uno è
ubriaco a tal punto che non si regge in piedi. Anche se adesso
bonariamente lo si dice, soprattutto tra i gondolieri, a qualsiasi
che inciampa e cade per terra.
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Nome che...: Rafforzativo
di una frase. Es.:"cò stì tempi che va via gavémo nome
che miseria" (di questi tempi abbiamo solamente miseria)
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"Ma ti gà el
moreto a casa?": significa domandare se a casa uno è
abituato o no d'avere il servo di colore che che lo sostituisca
nei gesti di costesia. Questa frase viene normalmente detta quando
uno lascia la porta aperta (per es. aperta la porta del vaporetto
lasciando entrare aria troppo fresca)
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Primo, secondo e
Capodistria: Il primo è il primo canale della Rai, il secondo
è il secondo e Capodistria sarebbe la prima rete televisiva vista
dopo quella nazionale. Oltre ai cartoni animati di
"Gustavo" ci si rammarica di non essere mai riusciti a
vedere le donne nude che si diceva fossero presenti a mazzi ogni
notte. |
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Palco, sorapalco e
musica in platea: il complesso sistema, macchinoso di un'opera
teatrale è pagagonato qui ad un'abbigliamento altrettanto
rindondante della persona a cui è indirizzata la frase. (Quando
uno gà sentomìa mage). |
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Chi dise ma in cùeo
eò gà: chi è in dubbio se lo prende sempre in quel posto.
Lo si dice quando una persona comincia un discorso con un
"ma..." in sospensione.
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Perderse par'l caìgo:
quando uno fa tardi ad un appuntamento probabilmente è perché
ha trovato la nebbia. |
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Pantaeòn sé in
chèba: i soldi ormai ce li hai in tasca. |
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Un alto e un basso
fà un guaìvo: se ne nella vita una volta va male, un'altra
volta andrà bene e perciò avrai pareggiato.
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Impissa eà 'uce!
Gavemo da star tanti ani al scuro: Accendi la luce! Abbiamo
tanti anni da passare al buio (sottoterra). Lo si dice tante volte
quando uno, al crepuscolo per esempio, o per risparmiare o perché
non ci fa caso si dimentica di accendere la luce.
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Magna e bevi che eà
vita se un lampo: approffitta, mangia e bevi che la vita è
breve e dopo non potrai più godertela a questo modo. No alla
dieta, dunque. |
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I te porta da
Capeeti: frase di qualche tempo fa. Il Prof. Cappelletti era
un famoso medico dei pazzi che esercitava a Venezia. |
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Ma ti vien da
Maroco? (o da S.Sèrvoeo o da S.Clemente). Sono tutte ( o lo
erano) sedi di manicomi provinciali. |
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Che togo! Famoso
fino a pochi anni fa, si riferisce al celebre ammiraglio
giapponese che sbaragliò la flotta russa nella grande battaglia
navale degli stretti di Tsushima. Detto di cosa meravigliosa.
Varianti: "Che figo!". |
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Da novéo tuto se
beo: detto specialmente nel rapporto tra fidanzatini novelli,
dove sembra che l'amore sia infinito e che lo stato di grazia
durerà inalterato per sempre. |
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Nialtri semo altri
teèri: il teèr è, ad esempio, il telaio della finestra.
Detto di capacità di sopportare le magagne della vita perché,
appunto, temprati dall'esperienza. |
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Mimorti che
Aristodemo stò omo: detto di persona prolissa. Usato dalle
donne nei confronti del marito quando prolunga la discussione con
una lunga polemica. |
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Che Dio te
mandasse pan, pesse e un spin in cùeo che te saltassi alto come
un cavàeo: che il Signore ti doni di che sfamarti (pane e
pesce) ma che, digerendo il tutto, almeno uno spino ti buca il
buco del culo e che sentendo molto dolore, tu faccia un salto così
alto solo come un cavallo può farlo. Invece di "Oh bella, ma
guarda un pò". |
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Cò l'acqua riva
aea gòea anca i stronsi nua: quando le difficoltà stanno
quasi per avere la meglio, chiunque (anche uno stronzo) trova la
forza per reagire. |
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El se partìo cò
toe e cavaeti: detto di persona che assume improvvisamente un
comportamento tanto anormale da sembrare rasentare la follia. |
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Vado a coionar i
orbi: vado a prendere in giro i ciechi. Vado a dormire. |
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El se entrà e i o
gà portà fora in quatro: è stato ricoverato in ospedale e
subito lo hanno portato fuori in quattro (becchini). Si è deciso
ad entrare in ospedale...troppo tardi. |
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No se pol morìr
de san: nessuno muore di "sano", di qualcosa bisogna
pure ammalarsi e morire. |
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Descanta bauchi,sveia
macachi: quando uno commette un'accortezza che se la poteva
risparmiare. |
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Ciò, ciapa! Mètitio
in soasa: Eccotelo. Mettitelo in cornice. Sottoliineare
l'altrui seriosa affermazione (da incorniciare) con sarcasmo,
alludendo così alla pratica innutilità o alla leggerezza del
concetto espresso.
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Te vegno eà e cò
un morsegon te staco el lai: se vengo lì, con un solo morso
ti stacco il fianco destro (il lai) della barca. Pittoresca
maniera di iniziare una baruffa "nautica", da gridare in
piedi a pieni polmoni, vestiti in cannottiera e a braccia
conserte, avendo peraltro cura di non accennare minimamente a
spostarsi dalla propria barca.
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Far i gatini:
vomitare dopo una gran bevuta di alcolici. |
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Va
remengo Garibaldi: Garibaldi ha "unito l'Italia del sud
con quella del nord", si usa dire. E a quelli del nord non va
giù. |
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Siera
da scorese: avere una brutta cera. |
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Rosegoto:
pezzo di pane secco. Non vale niente e quindi... |
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Baretta
fracada: soggetto incazzato col cappello ben impiantato in
testa fino alle sopraciglia. |
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Cori
zotolo: invitare qualcuno
a togliersi dai piedi e lasciarlo andare dove vuole lui. |
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Mandoeòn:
persona un po' indietro di comprendonio o anche
qualcuno di alta statura ma molto giovane (sembra un adulto ma è
ancora un bambino con tutto il suo modo di fare). |
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Corighe
drio ti...: quando non vale la pena di fare qualcosa in cui si
debba far fretta si lascia andare avanti un altro a farla tanto
non si perde niente. |
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Magnime
el bàgari: invitare qualcuno a cibarsi del nostro pene per
evidenziare la nostra fermezza di non ottemperare a quel dato
inutile, e probabilmente rischioso, bisogno.
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No
go anda: non avere anda
significa non avere voglia.Andar
a torsio: andare in giro inutilmente senza combinare un gran
ché. |
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Man
sgorlando: a mani vuote. Es: quando uno va ad ricevimento
e non porta niente |
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Cò
sti ciari de luna: con questo andazzo... |
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Vanta el nono: sostieni il
nonno altrimenti cade. Lo si dice prendendo in giro il vecchietto
"ammorbidito" dagli anni, che sta barcollando dal sonno
o che, camminando, prosegue a zig zag mezzo ubriaco. Deriva da una
famosa barzelletta. "C'era una volta un vecchio attorno a
della gente. Stava seduto mezzo moribondo ad una sedia pendendo
verso destra. Preoccupati, lo misero dritto. Il nonno comincia a
cadere verso sinistra e gli altri: "Vanta el nono!"
mettendolo di nuovo dritto. E ancora verso destra: "Vanta el
nono!" Alla fine il nonno si rese lucido esclamando "Ma
me assè scoresar, si o no?" (lett. Ma mi lasciate
scoreggiare, si o no?)". Fa molto ridere quando questa frase
la dicono il gruppetto di gondolieri rivolgendosi al classico
vecchio americano magrissimo, altissimo e ricchissimo che avanza
tremolante pieno di macchie sul viso e il cappellone da cow boy.
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Come un musso in mezo ai lampi:
disorientato. |
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Come
un coeombo nel granèr: appagato, soddisfatto, sicuramente non
stressato. |
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Se o
cavémo dale stròpe: togliersi qualcuno di torno.
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'ndar
co a mona sui copi...
cadere rovinosamente a terra, tanto che le gambe vengono lanciate
verso l'alto. Per esteso si può usare per indicare qualcosa che
è andato storto. |
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a
siora Zanze (xe deboe de suste)...
indica, secondo una vecchia canzone popolare, una signora che si
deve continuamente recare al gabinetto per espletare un bisogno
fisiologico. Per esteso indica una persona che non sta mai ferma
un attimo. |
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far 'a bea:
tagliare la corda, scappare in modo scaltro soprattutto per evitare una persona sgradevole o un lavoro faticoso.
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petacoche: si usa per indicare una persona che si lamenta sempre anche per futili motivi
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te staco i brassi e te 'i meto in
man: non so se sia un'espressione usatissima, ma da quando l'ho sentita dire in una rissa tra due ubriachi è diventata la "minaccia tipo veneziana": sbruffona e comica, ma sostanzialmente innocua.
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far 'e gatorisoe (gatorigoe/gatarigoe):
fare il solletico |
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bisato da braga: il bisato è l'anguilla, la braga i pantaloni... lascio a voi l'accostamento e cosa esso specifici
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Molton: si dice di una persona "che no ghe riva", ovvero non dotato di un'intelligenza molto sviluppata.
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Avér (o pretèndar) pòsso scàfa e
cagaòr: possedere pozzo, lavello e gabinetto ovvero chi gode di
estremo benessere o fortuna o pretende tutto molto per fare qualche
cosa. |
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Andarse a far ciavette:
espressione generalmente usata dalle "signore" al posto della più
volgare "Andarse a far ciavar" ovvero andarsi a fare benedire.
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Siera da bacan: essere molto
abbronzati dappertutto. Detto per prendere in giro un amico che si
immagina non si abbia preso delle lunghe ferie in zone paradisiache
ma che semplicemente sia andato in barca in Bacan, la spiaggia della
domenica dei veneziani. |
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Mona fiapa: epiteto in uso
fra le popolane per indicare donna che andasse a partorire in
ospedale quando si usava farlo in casa.
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Varda che te tetteefono:
segnalazione in codice adolescenziale di un bel paio di tette di
passaggio. |
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Gnanca par morte morir: giammai.
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Ghe n'ho 'na sgionfa:
sono stufo. letteralmente, indica il rigonfiamento
testicolare di chi non ne può più.
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Ti xé pèzo de quea del
peòcio: si dice di persona più che insistente e anche un
tantino pignola che quando si attacca a un argomento o a una
discussione non la molla più e magari la riprende quando gli
altri stanno già pensando ad altro o la considerano finita,
anche a distanza di tempo.
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...anca
se'l deventa gransio (non importa)...: se uno promette
un regalo a un altro e se lo dimentica sempre. La frase
racconta dell'esempio che se ne può fare. Se uno si
dimentica di portare una "moeca" (granchio in muta) questa
si trasformerà in granchio col passare del tempo. E' detto
per ricordare all'amico il regalo promesso.
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Bona, bona ma tanto
ignorante: frase che sottolinea la bontà di carattere di
una persona che purtroppo però non ha potuto frequentare la scuola per motivi personali oppure per
difficoltà di apprendimento.
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Se eà mudanda pesa, no gera massa 'na scoresa:
solo in apparenza si ha il controllo delle cose, spesso hai un
progetto ma attenzione! l'imprevisto e' dietro l'angolo.
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Senti che avàe de cùeo: quando una scoreggia ha una sonorità simile
a brodo che cola dal sedere il risultato che ne consegue è dello sporco
nella mutanda. E ci si lava. |
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Va svodarte, va eà:
Letteralmente "vai a svuotarti". Invitare una persona che ha
appena fatto una scoreggia particolarmente puzzolente al
gabinetto. Evidentemente è "intasata" (stitichezza...) che
quando l'aria fuoriesce dal foro anale il filtro di cacca è
talmente saturo che l'odore risulta sgradevolissimo. Se la
persona va di corpo più spesso al contrario la puzza si
sente di meno. |
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Avanti, forza per Murano...Murano...avanti per i
forni...
Modo di dire ideato da un intromettitore autorizzato in piazza San
Marco indirizzato ad una coppia di turisti i quali hanno detto no
alla sua proposta di portarli gratuitamente a Murano per vedere le
fabbriche del vetro. |
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Quacia, quacia: quatto, quatto.
Quando una persona o un animale fa qualcosa senza farsi troppo notare.
Es: "Aria, quacia quacia..." (Guardala, quatta quatta...). Se una donna
tenta di superare la fila alle Poste tentando di dribblare persone
distratte. |
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Strasse e ossi da vender!
Rivolto ad una persona troppo magra che non ha altro da "esporre" se non
i suoi vestiti e le sue ossa. |
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El conta e piere:
persona che cammina (e in generale fa le cose) con una lentezza
esasperante, come se stesse contando i mattoni del selciato
veneziano. |
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El gà el pevaròn: si dice al
contrario di persona che cammina (e in generale) fa le cose con
molta fretta e precipitazione, come se avesse un peperone (piccante
e bruciante) infilato dove non batte sole.
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Mètighe un gran sua coa:
a commento di un'intenzione o di un'impresa pressochè impossibile, come
catturare un uccello "mettendogli un grano (di sale) sulla coda"
appunto.
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Da eà cicara al
piateo: cercare di comportarsi in modo raffinato senza
riuscirci facendo brutte figure. |
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Oriago (località
vicina a Venezia, nella terraferma): più che spenso e
manco cago. Mira (vedi sopra): ciapa un stronso e
tira. |
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Ti xé pèzo de quea del peòcio: si dice di persona più che
insistente e anche un tantino pignola che quando si attacca a un
argomento o a una discussione non la molla più e magari la riprende
quando gli altri stanno già pensando ad altro o la considerano
finita, anche a distanza di tempo.
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El vien da San Donà: un oggetto che "vien
da S.Donà" significa che è stato ricevuto in regalo. Donà=
Donato= regalato. A volte, quando si ruba qualcosa
sopratutto di poco conto si usa dire che "'l vien de San
Donà". |
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Donna che si crede di essere chissà chi.
Contessa Sboroni
Contessa Pim pum batime el fioco
Contessa Sboraciccioi
Contessa Cagaalto |
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Schèo fa oseo: rima indovinata. Indovinatela Voi. |
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Cojoni de cani e schei de viani (o pori cani) xe sempre in mostra:
chi è un "peocio refà" e che mostra a tutti che non è povero
vestendosi troppo elegantemente o in altri modi.
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Ti gà più corni che in un sesto de bòvoi:
Hai più corni in testa te (che tua moglie ti ha tradito) che
un cesto pieno di lumachine. |
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Tasi e muci. Rafforzativo di tacere e non parlarne con nessuno.
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Se anca scrito sul Lego. Rafforzativo di una frase. Il Leggo è
il giornale gratuito distribuito negli imbarcaderi dei vaporetti.
Siccome è gratuito lo leggono tutti e quindi "fa testo".
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Sbonigoeà: con i
vestiti in disordine, tipico di ghi ha la camicia messa male
dentro ai pantaloni.
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Sbafarà, sbafarà fora:
con il colletto aperto in malo modo, tanto da far vedere
disordinatamente la "maietta dea saiute" o i pei del
petto... Frase esemplificativa: no star cussì sbafarà, che
ti ciapi na maiora (un malanno).
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Smemena: tangaròn, tàngara:
schiaffone. Tipica la locuzione: te dago na smemena che el muro te
ne da n'altra.
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Testa da batipai: persona
non molto sveglia. La sua testa (essendo dura) servirebbe
solamente da "soco" per impiantare i pali o paline nei rii.
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Oii, ma na pignata de....:
invito a pensare agli affari propri. La frase intera invita appunto
alla persona curiosa di cucinarsi su di una pentola una specie di
"minestrone di affari propri". La frase in dialetto talvolta viene
completata così: "Oii, ma na pignata de cassassi tui no ti tia pol
far?"
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Vardime, sogio ocio sto sporco?: (Guardami, sono occhio a questo sporco?) Accompagnato dal gesto di
mostrare la pupilla staa significare: non penserai che sia così ingenua ?
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Ocio ai corni!: Affettuosa
esortazione a chi sta passando sotto ad una porta bassa o, se in
barca, sotto ad un ponte con l'alta marea (senza alcun giudizio
morale su eventuali partner)
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Sangioto va in posso, va in piea,
va in boca da me sorea: Quando si vuol far passare il
singhiozzo. " (Singhiozzo va nel pozzo, va in piea (quella specie di
conca che c'è su tutti i gradini delle vere da pozzo e che serviva
per abbeverare gatti e piccioni), va in bocca da mia sorella.
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Ti gà na testa che gnanca i porsei...:
Anche se il maiale mangia di tutto non mangerà di certo la tua testa
(che non capisce niente).
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Ti gà na testa da conso:
cioè buona solo per fare il sugo per condire. |
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Chi ea ga d'oro, chi d'argento e chi che ghe spua drento:
Chi ce l'ha d'oro, chi d'argento e chi ci sputa dentro. Parlando di
donne più o meno fortunate. |
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MA'RRRRRRRRRRRRRRRIAVVVVVVERRRRGINE!!!!!!!!
Maria Vergine. Tipica esclamazione, con molte "M" e "V", delle
vecchiette nell'udire qualche notizia brutta. |
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El pianto rende: Quando uno piange dopo, per esempio, uno non
ha preso nessun pesce ad un uscita di pesca. |
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Pansa da ombre: Ventre
voluminoso che si pensa sia aumentato a causa dei molti litri di
vino ivi inseriti. |
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Menego ongo: Persona
molto alta. |
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Ma tio gà comprà aea
SME?: ma l'hai comperato alla SME? Per sott' intendere un mobile di poco
pregio e poco costoso. N.b: La SME è un grande magazzino a Marghera |
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Chi va i monti, chi va al mare e chi...in mona da so'
mare: Detto
all'amico che parte per le ferie con le valige. |
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Beo come el sol: bello come il sole. |
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Go' eà puntata: La puntata è la puntata di una serie
televisiva o di una telenovela. Avere la puntata significa
tenere a vederla assolutamente. Cascasse il mondo. |
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Ma da che parte el se girà? Detto rivolgendosi
a chi è molto brutto d'aspetto. |
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Dame un ciamo: chiamami (es. per telefono) |
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Dame un buto: dammi un passaggio. (es. da una parte e
l'altra del canale all'amico con la barca) |
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El me par come ‘na butiglia de coca cola sguaratada.
Assomiglia ad una bottiglia di una Coca Cola agitata. Indica
un personaggio svampito. |
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No ti se ogio per eà me saeàta. Non sei olio per la mia
insalata. Non hai i miei stessi punti di vista. |
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Ciaooo, ciao (con la o
stretta). Saluto valido quando si finisce una conversazione al
telefonino o si saluta l'amico che non si conosce più di tanto. (Provate a
dirlo così com'é scritto e ricordate se lo dite anche voi...) |
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De prepo.
Di prepotenza. "Darghe de prepo" significa azzuffarsi con
veemenza. |
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...si, perché ti te ghe o dà ai coeòmbi! Si, perché, tu lo dai ai colombi. E' la
risposta che si da quando tuo amico ti dice che ti piace troppo il vino. |
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Ciama eà
ancia! Chiama una lancia(per portarti in ospedale)!
Si dice quando uno si è fatto male ma che però tu pensi sia solo una
montatura e che in verità non si è fatto niente |
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Parfin dolse. Si usa
per indicare un ottimo piatto. Il pesce appena pescato è "parfin dolse",
le zucchine appena colte sono "parfin dolse". |
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Tòltea in
dolse. Modo di dire educato per mandare via qualcuno.
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Roto e sporco: quasi
una benevolenza, quasi come dire briconcello... |
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Usma/che usma: che
"rottura di c..." |
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Aver e tarzanee in cùeo:
avere prurito sul di dietro per la presenza di piccoli resti di
escrementi dovuti ad una poca accurata pulizia dopo l'essere andati di
corpo. |
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A ufete. A valanga. Es:
"schei a ufete"= soldi a valanga, a palate. |
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Omaniiiiiii!!!
(Uomini): richiamo ad andarsene ai parenti o amici finita l'ora di
visita all'ammalato. |
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Contessa ti me ichi: donna di gusti difficili sempre pronta a
lamentarsi. |
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Stà o métite "alai": siediti in contrappeso al gondoliere in maniera tale da
controbilanciare l'assetto dell'imbarcazione in voga ovvero di vela. |
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Te fàsso
vedar che ora che se: Te la faccio vedere io! Deriva
dall'ultima cosa che vedevano i condannati a morte tra le colonne di
San Marco e cioè le ore della Torre dell'Orologio. |
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Pasta e oche: poppiere del burchio (ovvero colui il quale svolgeva
il maggior lavoro di indirizzo dell'imbarcazione ed allo stesso tempo
imprimeva propulsione con il remo) necessitava di un buon sostentamento
appunto: pasta e carne grassa come poteva essere quella dell' oca! |
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N'demo
a la furatola a magnar?: furatola= ricovero commensale dei
gondolieri (frugale) = luoghi sparsi in tutta la città dove si
potevano consumare pasti a prezzo stabilito dalla congregazione e dalle
scuole dei gondolieri, ai quali però poteva accedervi chiunque,
diversamente da ritrovi di altre congregazioni. ( oggi di "furatola" c'è
nè una sola in calle lunga san Barnaba... accomodatevi e sarete serviti
di barba e capelli!) |
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Contessa
sboroni-baticasso-da-cìosa( durante e dopo il periodo napoleonico): "noblesse
parvenue " affibiato a consorti snob di qualche nuovo ricco
= ciarlatana |
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Coco bae e scoreza fighetti:
ragazzo "smorfioso" tipo fighetta, cocco di mamma |
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El tien so muger (o qualsiasi altra persona) come Santa iussia in
bombaso: Tiene la moglie o la propria donna, o comunque qualcuno, come
Santa Lucia nella bambagia. |
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Me ga
fato svanimento interno: mi son sentito mancare.
Fiàr caìgo: continuare a tormentarsi inutilmente con pensieri foschi. |
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Borsa dea Stànder: normale borsa in plastica chiamata della Stànder (Standa)
perché quello è stato il primo supermercato di Venezia dove davano
appunto le borse. |
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Se rivà queo del
formagio: deriva da "formaiea". Un tempo, per conciare le pelli, si
usavano cortecce di rovere. Dopo averle usate si lasciavano asciugare e
poi pestate e usate come combustibile. Venivano chiamate "Formagee dea
Giudeca" perché i conciapelli erano da là. E' arrivato quello del formaggio significherebbe allora
colui che batte le cortecce e quindi colui che ti pesta a dovere. |
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'Ndar in serca del mal come i
dotori: cercar rogne. |
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Boca serada no ciapa mosche: chi non parla non ottiene nulla |
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Co ghe zè e voze,
ghe zè anca e noze:quando circolano voci, ci sono anche i fatti. |
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A ocio no se va
gnanca in mona:
col pressapochismo le cose non si fanno bene, non si ottiene lo scopo
voluto. |
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Quando che el cul
toniza, presto tempesta merda: quando il culo tuona, presto tempesta
merda. |
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Ti conti come el 2 de
coppe co 'ndemo a bastoni: non contare nulla. |
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Ciapàr cassi par ravani:
prendere lucciole per lanterne |
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Ogni giorno nasse un
cucco, beati chi se io cucca: ogni giorno nasce uno sciocco, beato chi
riesce a fregarlo. |
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Meter via ia pansa
par i fighi: non sprecarsi, non affaticarsi, aspettare tempi migliori. |
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Ea graea che parla mal dea farsora: la
griglia che parla male della padella. Bisogna guardarsi se stessi prima
di parlare male degli altri. |
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Acqua calda e pomi coti
co el zè morto straeassè...:era un'antica storiella che raccontava la mia bisnonna: per curare un
moribondo, il medico consigliava ai parenti di dargli acqua calda e mele
cotte e di smettere quando fosse morto: in pratica una cura empirica ed
inutile... |
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Ti zè mago o ti ghe ga magnà merda
al mago?: si dice o chiede scherzosamente a qualcuno per
chiedergli se per caso sia un... indovino, quando fatalità imbrocca
qualcosa per caso... |
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Pianiga: ze fra il
buso del cueo e ea figa |
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Tanta - Ea
sé tanta: una ragazza pienotta ma belloccia. O ragazza formosa con
grossi seni. (Santa Maria Formosa= Santa Tanta) |
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Tira piu' un peo de mona che sento crini de cavàeo |
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Pontada coi aghi: solitamente è una donna che sta sulle sue, sempre a
puntino e che non da confidenza. |
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Cincirinoi quanti ce noi: piccola frasetta che dapprima veniva usata come
"conta" poi detta come intercalare ad altre frasi. Es: "Sai quanti dogi ci
sono stati a Venezia?" "100...no, 110, 120...dai, dimmelo" "No! Dovresti
saperlo" "Siiii! Cincirinoi quanti ce noi?!?! (Non facciamo come i bambini:
dimmelo e basta! N.d.S.) |
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Coca belela: Un tipo considerato
troppo mammone. |
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Cicin: Boccone da prete. |
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El va e'l vien come el vin de Sipro: và
e viene come il vino di Cipro. Si diceva di una persona poco credibile che
cambiava spesso opinione o poco stabile con la mente. Vecchissimo modo di
dire che fa riferimento ai possedimenti della Repubblica durante l'auge |
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Sentito da un gondoliere al mattino dopo il
cenone prima di una giornata lavorativa: ieri sera berna, no go' fato ora tocar
leto che me gà tocà alsarme; ancùo un tost par supàr, stasera brodin per
netàr. Trad. ieri sera ho bevuto troppo, non ho neanche dormito, oggi
mangerò un toast perché inzuppi nello stomaco tutto il vino che mi rimane
ancora dentro, questa sera berrò un brodino leggero. |
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I piatti che i me porta pieni, che i mei porta pur vodi: si intende che anche se si perde questa pseudo
amicizia, si continua a mangiare e vivere come prima, in quanto non si
aveva nulla nemmeno quando l'amicizia sembrava esserci. |
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Co rivo rivo. Significa arrivare senza
fretta. |
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Borida: grossa cacca. Per indicare una grossa
porzione di cibo presa dall'amico mangione.
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Se gà maeà el cogo: dopo tanto tempo di bel tempo, si
incominciano a vedere i segni inequivocabili di piogge imminenti. |
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Imiserìo. So' imiserìo: Sono pieno di freddo anche se
non è molto freddo da aver freddo. |
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Me fa miseria. Quella cosa lì (o quella persona) non ha
un bell'aspetto, assomiglia a una di quelle cose che indossano i poveri
senza gusto. |
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Imagà:
meravigliato, incantato. |
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Ogni bel baeo stufa: qualsiasi cosa,
anche la più gradevole, a lungo andare stanca |
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Esser de bando. Essere disoccupato o aver perso il
posto di lavoro |
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Zioba grasso, tute e ingue ica: giovedì grasso, tutte
le lingue leccano. |
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Eà se onga eà regata!: E' lunga la regata. Come per
dire: non ti affannare e non preoccuparti eccessivamente, tanto siamo solo
all'inizio... |
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Gnanca el can no mena ea coa de bando. Nemmeno il cane
muove la coda per nulla...quindi nessuno fa niente per niente. |
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L'amor no zè
brodo de fazioi. L'amore non è una cosa "ordinaria", di tutti i giorni... Si
usa anche per ironizzare quando due "morosetti" si baciucchiano per strada. |
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No state a scaldar el pissin…(non farti riscaldare la
pipì). Non arrabbiarti, che non ne vale la pena (detto con un tono un po'
canzonatorio quando qualcuno esagera). |
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Na bea scarpa zè na bea savatta. Si pensa che uno bello
da giovane sarà bello anche da vecchio... |
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Persona (su un ponte)"Ohi, come stà Toni? Cossa
faeo desso?" Gondolier (in gondoea, vogando)"Ben, desso el fà el somelier de
peo". |
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Cicì cocò. Essere "cicì cocò" vuol dire essere due
amici sempre assieme e che parlano, parlano, parlano...
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Ma tia gavevi in sima? Averla in sima
(cima) significa avere un bisogno impellente di andare in bagno per fare la
cacca. Quando uno di colpo si fa serio, smette di parlare, guarda
l'infinito, e si mette a correre verso il bar più vicino con un andamento
stile cavallerizzo vuol dire che "ea gà in sima". |
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Rosso di sera, brusa Marghera. Versione venezianizzata del celebre
"Rosso di sera bel tempo di spera". Marghera da Venezia è vista al tramonto.
Quando si vede rosso anche dopo il crepuscolo significa che alcune fabbriche
fanno sfiatare le loro ciminiere facendoci vedere il rosso fuoco
prolungandoci il piacere di un tramonto prolungato. |
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Tre caighi fa na piova, tre piove fa buriana e tre feste da bàeo fa
na putana. Trad. Se c'é nebbia per tre giorni poi piove, tre giorni di
pioggia fa maltempo e partecipare a tre feste dove si balla c'é la
probabilità che la donna si trasformi in una prostituta. |
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Boia San Pignata: esclamazione di stizza. Per evitare di dire "Boia
San Pi...etro. |
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El fa el mona per no pagar dassio. Fa lo gnorri, il finto
tonto per non pagare il Dazio (tassa che veniva applicata per l'acquisto di
merci fuori del Comune di Venezia; classico quando si andava in campagna a
comperar la carne. Una volta giunti in Piazzale Roma c'era l'Ufficio degli
Ispettori del Dazio, e se ti pizzicavano.....). |
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Ara che verso eà cassea dee s-ciaffe! Minaccia di picchiare qualcuno.
Ara che te sero come un tacuin: vedi sopra.
Ara che te verso come 'na canocia: minaccia più forte
Ara che fasso na cassea de ossi: Risultato finale delle minacce di cui sopra
El se 'nda de oe: Scivolato
A ben po'! (detta con la e aperta): manifestazione di stupore.
MA TI GA' EA LOLA? MA TI GA' EA NOSA? Ma sei scemo?
SAN PIERO CHE EAVA E BOTTI In occasione di un forte temporale con forti
tuoni
EL SE GA' SCAPUSSA' Di uno che è inciampato, senza danno, su di una
sconnessura del pavimento; e nel caso più grave....
EL SE GA' INCAPEA' cadere in malo modo con la possibilità di farsi male
SOTTO E NATOE Sotto le travi spioventi del sottotetto
EL GA' CIAPA' EA BRIVA Uno che se ne va velocemente, di corsa
EA VIEN A SECI ROVERSI Piovere a dirotto, oppure
EA VIEN CHE DIO EA MANDA
MUSO DURO E BARETA FRACADA Avere il broncio
NOTII SUL GIASSO Quando uno ha un credito che non riscuoterà mai
GA FATTO BERNA Uno che è rimasto fuori tutta la notte ed è rientrato a casa
all'alba
MA TI GA' E SCARPIE NEL SERVEO Di uno che non ragiona o non vuol ragionare
ANDAR IN SPADINA Uscire di casa poco coperti, quando la stagione ancora non
lo permette
BIANCA richiesta di poter scoreggiare in presenza d'altri
VEGNA L'autorizzazione a farlo da parte di un astante
CHE EL CUEO ME TEGNA Auspicio da parte del "produttore" che il culo non ne
abbia a soffrire
UN BASO NO FA'BUSO MA EL XE UN BRUTTO USO (o
Baso no fa buso, ma zè ea scaea par 'ndar
suzo Un bacio non significa
nulla, non lascia traccia, ma dispensarne a destra e a manca.......
AVER E MAN FATTE DE PUINA Non aver forza nelle mani
ESSER FATI DE BUTIRO Essere privi di forza,e particolarmente esposto ai
malanni
MARRRRIAAAA CHE BONI, PAR 'NA CIOCOEATA Elogio ad una minestra di fagioli
I XE BONI CHE I PETA Elogio rivolto ad un risotto
AVER EL NASO CHE PISSA IN BOCCA Non aver precisamente un nasino alla
francese
PARLA CO EA GAINA PISSA Cioè non parlare mai
COPAR L'OCIO Passare a vita migliore, si fa per dire.
DA MARSION Altra offesa rivolta ad una persona.
TIRAR SU UNA BARCA DE TOTANI Lamentarsi continuamente, insistentemente
FORA DE VADA Fuori strada, di un modo di ragionare, e quindi fuori di testa
OGNI CASA GA' EA SO CROSE COME OGNI PORTON GA' EL SO BATAOR Ognuno ha i suoi
problemi
SENTIRSE MISSIAI Espressione ad indicare uno stato di salute non al
massimo
ESSER BASOTI Come sopra
AVER EA GNAGNAREA Avere uno stato di malessere
BATAR BROCHE Battere i denti dal freddo
AVER I SGRISSOI Avere i brividi lungo la schiena
FAR I SGRISSOI Provocare i brividi per paura, o per esempio guando si
striscia il gesso sulla lavagna
CIAPAR UN REFOLO Prendere un improvviso colpo di testa
FAR EA SCAFA Quell'espressione del volto che assumono i bimbi quando stanno
per piangere
ANDAR A SPANDAR AQUA Andare ad orinare
ANDAR A CAMBIAR L'AQUA AL CANARIN Come sopra
STAR A GAEA COME I STRONSI Di uno che vuol sempre aver ragione, che
vuol prevalere sugli altri
GRASSO QUEL DINDIO Esclamazione per dire che non si tratta di una
gran cosa (riferito ad un discorso)
BUSARETI SIORA MARE Esclamazione di stupore
MUSO DA TRE BAE UN FRANCO Di una faccia non particolarmente bella,
simile a quella di quei pupazzi dei baracconi che si tenta di colpire con
palle di pezza
CAN DA BURCIO Altro complimento sgradevole rivolto ad una persona; si
paragona a quei cani quasi sempre bastardi che vivono a bordo delle barche
da trasporto
BEO IN FASSE BRUTTO IN STRASSE
(e viceversa) Non è detto che un bimbo bello da piccolo lo sia anche da
grande
PANSA DA VERMI Detto di un uomo che ha la pancia più che abbondante
TATARARSE VIA Trascorrere il tempo dedicandosi a cose di poco conto
MENA EA PORTA FIN CHE EA SUA Invito rivolto ad una persona che si
lamenta continuamente di non saper cosa fare
AVER EL PIANTO IN SCARSEA Essere un piagnucolone
CIAPAR EL LICHETO Prendere delle cattive abitudini
PISSAR FORA DEL BOCAL Andare oltre il consentito
SA MORTI A CHI FA ONDE Invito minaccioso a non fare
onde quando si fa(ceva) il bagno nei canali onde evitare che l'acqua non ti
venga sul viso
FAR E MAROSEE Quando da ragazzi si sale sulle barche è un
divertimento farle rollare per provocare le onde (marosi) sui fianchi
VENTO IN FURIA BONASSA PRESTO Passare repentinamente dall'ira alla
calma
EA GA E GAMBE COME DO FORCOE Non propriamente un complimento alle
gambe di una donna
EL GA UN OCIO CHE MANDA FAN CU'EO STALTRO. Ovvero
strabico
AVANTI E INDRIO COME E BAE DEI OCI. Uno che non stà mai fermo e si
muove continuamente avanti e indietro.
MA TI VIVI IN BARCA Uno che no sera e porte
EL GA' I GRANSI PORI IN SCARSEA Uno notoriamente avaro o......
CAIA ..... vedi sopra
IO GA' BATESA' CO L'AQUA DEI FOLPI IO GA' BATESA' CO L'AQUA
DEI FOLPI Un bambino che non sta mai fermo che si muove come un
piccolo polipo.
GO CIAPA' UN SCORLON Prendere una grossa paura
TI XE FORA COME UN PERGOEO Di uno che non c'è con la testa
EL GUAAAA Il grido di quello che passava per strada e si offriva per
affilare i coltelli
TI BUTI SO' EL REBOTO Osservazione che si fa ad uno che non
calza bene le scarpe e ne schiaccia la parte posteriore col tallone.
PERSO PAR EL CAIGO Disorientato, che non sà che pesci pigliare
EL XE' FATTO COME I AMOI /FIGHI Ubriaco da non reggersi in piedi; in
chiave più corrente "Fatto".
EL GA CIAPA' 'NA SC-IENSA Ha preso una ubriacatura
GA CIAPA' UN SACHETO NELL' ELICA Di uno che balbetta o ha una
momentanea incapacità ad esprimersi
CHE DIO TE MANDA EL TIFO, EL TANFO, EA ROGNA, EL GANFO, EA
PESTE E EL COERA. Giuro che l'ho sentita in motonave anni fa detta da
uno che aveva ricevuto un pestone al piede. Più de cussì.................
CO L'ANGEO PISSA IN PIASSA Quando l'angelo del PARON DE CASA è
rivolto verso la piazza è prevista pioggia
GARBINASSO QUEO CHE TROVO EASSO Di solito quando in laguna soffia il
Libeccio (garbin) le condizioni del tempo rimangono le stesse di prima che
soffiasse
A UN SFORTUNA' GHE PIOVE SUL CUEO ANCA STANDO
SENTA' No serve paroe....................
A TIRARSE MASSA INDRIO SE FINISSE COL CUEO IN RIO Non prendere mai
posizione si finisce per rimetterci
COPPAR L'OCIO: morire
SESSOEA: specie di cucchiaione che serve per levare l'acqua nella
sentina della barca ma anche mento prominente
GENDENE: uova di pidocchio
MAROGNA: quel che restava nella stufa dopo la combustione del carbone
PAEAGREMO: grembiule< |