START | Veneziani | Extracomunitari (senza lavoro)

All’ inizio c’ erano loro: “i marochini”. Li guardavi e sorridevi. Gli si parlava in dialetto. Vendevano accendini, poi cassette musicali, calzini, tappeti scadenti. Entravano nei bar rispettosi di tutto e di tutti, umili dicendo “tapeto belo”, Dopo si sono chiamati “vù comprà” da sentito dire alla tv. Adesso dopo 20-30 anni ci sono sempre e vendono oggetti e abbigliamento di tendenza, di marca, di buona qualità ma sempre falso. Permettendo a coloro che non se lo possono permettere l’ omino che gioca a polo ricamato sulla camicia. Noto simbolo d’ opulenza. Di seguito parlerò degli extracomunitari che vediamo noi veneziani ogni giorno e non quelli che vanno per le spiagge o nelle case.

“Marochin classico”:proveniente dal nord Africa (li chiamiamo tutti marocchini), è il più antico: Abita d’ estate a Venezia o nelle campagne qui vicino e d’ inverno sverna al suo paese. Quasi come le rondini. Vive bene lavorando 6 mesi all’ anno. Niente lussi, come li vediamo noi, ma, anche se non ha il Rolex, ha di più di quello che desidera. Parla correttamente il dialetto veneziano. Ha una propria zona con tanto di libretto per le prenotazioni.

“Africani”: tipologia nuova di ospiti che, come entrano, escono. Quelli più estremisti. Neri che più neri non si può perché provenienti dalla fascia equatoriale dell’Africa. Parlano solamente la propria lingua o un italiano tipo rap. Vendono quasi esclusivamente ai turisti stranieri borse griffate nelle zone cruciali di passaggio stendendo lenzuola bianche. Sono muniti di accendino con cui bruciare i filacci delle cuciture malfatte delle loro borse che poi ciucciano avidamente con i loro labbroni anche davanti al compratore. Sono quelli che, quando vedono le forze dell’ ordine, scappano correndo mettendo a repentaglio l’ equilibrio dei passanti. L’espressione che ha il veneziano, quando vede il negro, è quella di un boxer serio.

“Cinesi”: vendono coltelli, laser, binocoli, cagnolini con occhi luminosi che sembrano usciti da un libro di Stephen King e militari striscianti e sparanti. Oggetti talmente ridicoli che eguagliano o superano anche i souvenir delle bancarelle nostrane. Molti sono dotati di borse nere tutte uguali 45x27x27 contenenti un congegno vibrante con attaccato un filo di Lycra© che sbuca e che finisce attaccato ad una radio gracchiante. Tra borsa e radio, appesi al filo, stanno Topolino e Minnie che ballano a tempo del vibratore. Vengono venduti solo loro dicendo che stanno in piedi da soli a ballare alimentati da una forte forza magnetica (o da un forte carattere). I cinesi hanno una brutta faccia seria e sono scortesi. Tante volte si arrabbiano tra di loro e allora capisci la differenza tra i cinesi e i giapponesi.

“Indiani/bangla”: vendono solamente rose multicolori offrendole agli innamorati ma anche a coppie di bancari che a loro volta mostrano, agitando impercettibilmente, la mano con le cinque dita unite rivolte all’ insù. Sono sempre silenziosi e sorridenti. Qualche volta qualche ragazza accetta le rose come segno del destino e va via senza pagare. Loro gliele strappano via dolcemente sorridendo sempre. Ultimamente vendono quelle teste di gomma ripiene di farina doppio zero che quando le modellano loro va tutto bene ma quando le comperi te, non conoscendo il punto di rottura della gomma, le pizzichi a tal punto che le fai scoppiare e ti rovini gli indumenti lasciando anche delle chiazze bianche sul suolo comunale. In piazza S. Marco si contano molte zone farinose che sono, se le conti, il registro dei corrispettivi degli indiani. Per farsi accettare dai negozianti della zona quando incroci con loro lo sguardo, ti salutano con un ciao e ti offrono uno o due facce gommose che tu accetti con la perfetta faccia sorridente da idiota.
 
Gli “extracomunitari” al tempo della Serenissima ci sono sempre stati e avevano palazzi offerti dalla nostra amministrazione. Tutto purché ci pagassero una quota dei loro guadagni. Ora però non pagano niente e ci danno dei razzisti. Già sono “tollerati” dalla polizia perché se volessero, invece di farsi vedere in divisa, si metterebbero in borghese (come quando la finanza controlla noi commercianti) e sequestrerebbero tutto. Gli diamo la possibilità di aprire i negozi? I cinesi hanno già tentato con le loro botteghe di borse di pelle ma questo è un’ altro discorso. Gli africani, essendo di spirito libero, non vogliono avere tutti i problemi che tutto questo comporta e preferiscono lavorare poche ore e prendere subito i soldi. A costo di qualche piccola fuga. Però!
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