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Da cosa deriva la parola cicheti? Dal latino "ciccus",
piccolissima quantitā. E bacari? Si dice che la parola derivi da Bacco o
altrimenti da un detto di un gondoliere noto intenditore di vini che per
esaltare un ottimo vino usava dire "č proprio un vino di bacche"
per acini d'uva e quindi un vino onesto.
A Venezia i "cicheti" si possono
tradurre come stuzzichini. Anticipano il pranzo o la cena e molte volte sono
una scusa per ubriacarsi: infatti molte volte si inizia con mezzo uovo e un
bianco, un'acciughetta e un'altro bianco, una polpetta di carne e un rosso,
e cosė via. Come avevo giā detto sugli spritz
anche per i cicheti vale la stessa regola: per assaporarne appieno
l'atmosfera e la vera magia bisogna esagerare, mangiarne molti e bere
molto.
I cicheti vengono serviti nei "bācari".
I bācari possono essere paragonati a dei pub e cioč punti di ritrovo di
amici dove si parla, si mangiucchia e si beve. Invece al tempo dei nostri
nonni i bācari erano come delle trattorie dove non veniva servito un pasto
completo, delle osterie dove c'era anche qualcosina da mangiare e non erano
proprio di lusso. Anche adesso quando uno vuol descrivere un bar messo male
dice che č un bācaro.
In principio di cicheti
non ce n'erano molti perché non c'era quell'abbondanza che abbiamo adesso e
quindi il cicheto poteva essere un' acciughetta, mezzo uovo, altri pesci
magari fritti, le classiche olive senza osso farcite con il pezzettino di
peperone, la trippa, la spienza (milza)... Poi i bācari sono praticamente
scomparsi lasciando il posto ai bar con il toast e panini. Per dire la
veritā i pochi che erano rimasti erano descritti come bar per alcolizzati e
quindi ci entravano solo vecchi con la barba perennemente da fare e con la
puzza da vino vecchio e tabacco.
Ora perō il bācaro č stato riscoperto e si
č trasformato in un locale finto malandato dove si puō trovare
praticamente di tutto: dal baccalā fritto, ai pomodori secchi sott'olio,
olive e olivette, alle seppioline al forno ai crostini col baccalā
manteccato, polpette, arancini, folpetti, nervetti con cipolla, fagioli e pure gli scampi fritti o mezzancolle infilate nello
stuzzicadenti. I gestori sono soprattutto giovani simpatici e con tanta
voglia da fare. Se riesci a farti il giro sono delle vere e proprie miniere.
Perō bisogna lavorare molto ed offrire sempre roba fresca e varia. Gli
orari giusti per provare un bācaro sono le ore prima del mezzogiorno quando
tutto viene fuori dalla cucina bello fresco ed anche la sera poichč molti
piatti escono comunque a ritmo continuo.
Le foto sono state scattate
da "Al Garanghčlo" all'inizio di via Garibaldi.
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