Chioggia (Ciosa)
Questo racconto ci viene da un visitatore del sito: ENVER. Un ciosoto purosangue. Di seguito...la risposta.
Ci cacciano dai locali quando siamo imbriaghi desfai (o spolpi), con preghiera di avvertire anche il resto della città. Ci fanno la predica alla visita militare, a noi e solo a noi. Ci tolgono il Festivalbar dopo una sola edizione (1990) per le intemperanze di ultras e coatti vari (memorabile una frase scurrile in diretta tv nazionale). La fama che promana dall’opera goldoniana è restata intatta : chioggiotti baruffanti ma fanfaroni, crudeli ma pittoreschi, tanto fumo (in tutti i sensi) e poco arrosto.
Chiedermi di scrivere un pezzo gustoso su Ciosa è un rischio non tanto ben calcolato… non perché non mi ritenga in grado (la città e i suoi caratteri li conosco come e me scarsèe),quanto proprio per l’indole assai permalosa e suscettibile del ciosoto medio.
Massì, che lo conoscete, quello che esce dalla barca e tiene addosso gli stivali impermeabili per tutta la giornata, con due telefonini aggrappati alla cintura, che allo spritz preferisce il bianco e si invola due volte a settimana a Nova Gorica. Quello che una parola due bestemmie, immagine morettiana “pantofole, tute da ginnastica indossate al posto dei calzoni, pizze in scatole fumiganti e videocassetta noleggiata”
(nei gusti della massa il tradizionale pornaccio è stato soppiantato, dicono i dati dei distributori automatici, dall’ effettistica americana tipo tigredragone o gladiatore), macchina nuova ogni due anni da lavare ogni sabato pomeriggio per poi farla vibrare di woofer in coda in lungomare per cercare parcheggio… le massaie con Celentano la mattina presto mentre fanno le pulizie, per le cale via, i post-adolescenti con la “unz” più tamarra o, quando sono con la morosetta (lei perennemente con caucciù in bocca, minigonna anche se sotto ci sono i prosciutti e truccata peggio delle troie, quelle vere, di via Fratelli Bandiera, pòre fie), prima di polleggiarsi in Val da Rio o in diga si abbandonano a un Antonacci di turno.
Ma il meglio di sé il chioggiotto lo esprime in gruppo : che sia nelle adunate in discoteca al weekend (e non essendocene da anni entro le mura, tutti a Padova e d’estate a Jesolo o di recente all’Areasiti, al Terminal o al Tag, o al limite a ballare latino) per chi non ha passato i trenta, o nelle monumentali cene a puochi schei (che a conti fatti sfiorano le cinquanta carte a cranio… i puochi schei…) da consumarsi in famigerati agriturismo o sedicenti tali (in realtà bettole o case private con qualche tavola per creduloni, tipo il mitico Bepi Selvagio sperso tra le brume del Cavarzerano), questo animale sfoga nel branco le energie represse in barchino o, ovviamente (e i venessiani veri lo sanno), a butare la sima par l’Asienda.
Ecco allora i tentativi di rissa, spesso abortiti perché sémo massa bòni, ecco i perenni e reiterati brindisi (“alla figa”, quando non ci sono donne presenti), i viaggi organizzati in Croazia o, se si è in botta, a Cuba o in Thailandia (gli sposini, invece, come dappertutto non trovano di meglio che butarse su una qualche meta pseudo-esclusiva tipo Sciarmelsceic dove più sì che no incontrano il vicino di casa : “Ouuuu ?! Sastu chi chè ò trovàààào ? El Dèèèèèèni !”… perché tipico si è invalso l’uso di apporre ai neonati nomi quanto mai estroversi, estranei, esterofili : Denis –che ovviamente diventa Dèni- Gionatan, Stiven, Maicol…). E guai a confonderli coi dirimpettai pellestrinotti, che calano in massa al mercato del xioba : i pellestrinotti mica trovano prelibate le pietanze del Giorgio sporco, notissimo ambulante dell’Isola dell’Unione, né si divertirebbero più di tanto dal Gèchi Tunait, public house satanica in Calle Caneva. Magari, loro sì, fanno i fighi al Tomato dove per entrare devi avere il vestito adatto che tanti chioggiotti non VOGLIONO permettersi.
La capatina ad Asiago è d’obbligo, se si vuole scappare dai concittadini per ritrovarseli in coda al Bar Corso o allo stadio del ghiaccio. Eppure vi è un latente orgoglio, orgoglio del nulla viene da dire, non per el gato o i bei monumenti e scorci (quante scene da film potrebbero esservi girate ? Quanto ci si può sostituire a Venezia ? Quanto Riva Vena assomiglia aa Fondaménta ?), ma per ogni minima differenza. I nostri matti (Mariano –quello che anche a Venezia commenta le scritte murali- Amadio, Amerigo) sono migliori degli altri, e scatta la gara a compiacerli, a farsi le foto. Le nostre tampegane sono più grosse, più grigie. I nostri politici sono più fannulloni. I dipendenti comunali… pàgia. I finanzieri ? Fioi de putàna !
Ciosa con le pezze al culo, Ciosa sporca onta, Ciosa qualunquista, in guerra contro tutti. E uno spirito di rivalsa su Venezia, che ci mangia i soldi (sic), che non ci considera (ma chi ci considererebbe ?). Vigo contro Rialto : una summa del pensiero (o pensierino) provinciale, la gioia di essere inferiore e incolto, l’Auchan o (da poco) il Carrefour domenicale come massima aspirazione. E tutte queste cose senza artificiose distinzioni tra Ciosa e Marina, perché Chioggia e Sottomarina non esistono più, i Boscolo e i Penzo sono affratellati nella cosmogonia che fa dire Viva nualtri, e in culo a staltri !

La risposta a Enver
Mi sono imbattuta casualmente nel Vostro sito e, non appena ho ciccato sul link di Chioggia, si è sostituito un senso di tristezza (anche Chioggia ha un storia interessante da pubblicare, e di questo ne sono sicura perché 5 anni fa’ io ci ho scritto una tesi di laurea) e nello stesso tempo di rabbia (per le parole infamanti scritte da uno pseudo “Ciosoto” chiamato Enver).
Ho letto con attenzione, più volte, la pagina sulla mia città pubblicata nel Vostro sito e mi sono sorpresa di come abbiate ben presentato le altre realtà lagunare mentre abbiate permesso che una lettera scritta da “Enver” presentasse in maniera distorta Chioggia ed i chioggiotti.
Comunque, le pantofole qui non le si usa più dal tempo del Goldoni che, nella prima metà dal 1700, ha vissuto a Chioggia, a Palazzo Poli, ispirandosi alla composizione di una delle sue opere più brillanti, le Baruffe Chiozzotte, e senza l’ intento di “infangare la nostra reputazione” come qualcuno, che si dice chioggiotto, ha fatto!!!
Il nostro amico deve odiare i “vongolari”
ed i “caparosolanti” ma sicuramente non disdegnerà dal mangiare questi molluschi bivalvi che non sono pescati sempre e soltanto da pescatori abusivi (i quali non sono solo chioggiotti) ma da pescatori con regolare licenza e regolari concessioni.
Il suo odio si estende anche all’”Asienda”, come la chiama lui, ma conosco piloti e marinai dell’ ACTV che non corrispondono proprio alla descrizione fatta. Io sono dell’ idea che tutto il mondo è paese, ogni città ha un che di cui vergognarsi e Chioggia non è da meno, ma non si può fare di tutta l’
erba un fascio, sfatiamo il mito radicato in molti, Chioggia è si una realtà particolare ma sta migliorando e non è priva di molti aspetti positivi fatti di storia, arte, pesce, turismo, attività culturali, centri sportivi perciò relativamente al sondaggio proposto nella mail di Enver io, e non sono l’unica, rispondo che se sento la parola Chioggia mi viene in mente:
1. Chioggia, l’antica Clodia, fondata da
Clodio, mitico compagno di Enea;
2. Chioggia e Sottomarina l’XI e la
XII isola della Serenissima Repubblica;
3. Chioggia Capitale nel Sale
nel Medioevo;
4. Un leone, e non un gatto, su una colonna in piazza
Vigo che per tipologia artistica sembra essere addirittura simile solo ad un altro esemplare scolpito a Negroponte in Turchia
5. Chioggia, non
una piccola Venezia ma un’altra Venezia;
6. Il chiassoso e pittoresco
vociare dei pescivendoli del mercato del pesce al minuto;
7. Il Corso
del Popolo con uno dei mercati settimanali più grandi della zona;
8. La
passeggiata attorno alla Laguna del Lusenzo;
9. Il palio della
Marciliana;
10. La Sagra del Pesce;
11. Chioggia annoverata tra i più
importanti porti pescherecci dell’Alto Adriatico;
12. La competizione
sportiva King of de diga;
13. La ricca stagione teatrale di “Acqua
Alta” (con Maio Zucca, Giobbe Covatta, Ale e Franz, Carlo e Giorgio, Lella Costa, Max Pisu, Renato Balasso ecc);
14. Diletta, la chioggiotta
vincitrice del primo posto al campionato italiano femminile 2005 di beach volley disputatosi ad agosto all’Arena Astoria di Sottomarina;
15. ecc……..
NON SO SE VI INTERESSERA’ LA MIA OPINIONE MA MI SENTIVO DI ESPRIMERVELA SPERANDO CHE CLICCANDO NUOVAMENTE IL LINK SU CHIOGGIA LA GENTE NON TROVI LA MAREA DI FALSITA’ CHE SONO ORA SCRITTE!!!
GRAZIE
Valeria Vianello
...e la risposta a Valeria
Volevo rispondere a Veleria per quanto concerne la "sua" opinione di Chioggia. Cara Valeria, l'opinione espressa da Enver e', come vuole il sito, una descrizione semiseria della nostra realta', unpo spaccato del nostro essere provincia. Quando tu dici che molto e' stato fatto dici la verita' ma, e questo il punto su cui gioca Enver, e' purtroppo tutta copertina. I veri problemi di una citta' come Chioggia sono il non sapere valorizzare la propria terrorialita', o perlomeno, farlo internamente senza che il "foresto" lo sappia. A Chioggia non esiste una politica turistica, dovrebbe-potrebbe essere il maggiore indotto, non esiste una tutela del mercato immobiliare, molti nostri coetanei sono costretti a diventare "ranari" a Ca' Bianca, Ca' Pasqua a causa di un cartello, mia opinione, che impone dei prezzi assurdi per un giovane. Questo tanto per enunciarne un paio sia chiaro. Certo molto si e' fatto e molto si fara' ma lampante e' che dovremmo avere una marcia in piu' perche' la china da risalire e' lunga e ripida e con il nostro ticchete tacchete mi sa; che non facciamo tanta strada...
Un abbraccio fraterno
Gabriele Ioseffini