MANIFESTO POSSIBILE DI UNA VENEZIA SOSTENIBILE
di Alessandro Calzati

Oggi potenzialmente si può vivere dovunque senza farsi mancare nulla: viviamo in un’epoca in cui la diffusione delle tecnologie e la distribuzione di beni e servizi ha reso praticamente simili luoghi originariamente diversi e geograficamente lontani.

A Milano o a Napoli, piuttosto che a Bologna o a Cagliari, troverei comunque sempre una casa fatta più o meno allo stesso modo, con acqua corrente, energia elettrica, gas, linea telefonica, collegamento ADSL, un servizio più o meno efficiente di raccolta rifiuti, uffici comunali, scuole, uffici postali, farmacie, banche, supermercati (dove poter comprare più o meno gli stessi prodotti), negozi di abbigliamento e accessori, giardini pubblici, strade dovunque uguali e dovunque piene di veicoli, linee di autobus o nel migliore dei casi tram o metropolitana, un aeroporto e una stazione ferroviaria, un ospedale.

Chiamatela come volete: globalizzazione, omologazione, standardizzazione, ma è così.

Il clima è forse l’ultima caratteristica propria di un luogo, anche se, di fatto, si va a vivere là dove si trovano le migliori opportunità di lavoro o dove, potendoselo permettere, si ritiene di poter vivere meglio.

Venezia si spopola, per l'effetto combinato dell' invecchiamento della popolazione e dell' allontanamento delle famiglie e dei giovani, che preferiscono una “terraferma” ricca di offerte, di servizi ed evidentemente di migliori opportunità di lavoro; non ultimo, di case a prezzi decisamente inferiori.

Curiosamente però sono ancora tante le persone che, provenendo da fuori, una volta conosciuta la realtà di Venezia, decidono di rimanervi a vivere.

Città del mondo, città simbolo dell’integrazione e del dialogo interculturale, patrimonio dell’umanità, capitale dell’arte a livello mondiale, Venezia richiede certamente uno sforzo per viverla.

Venezia comunemente è intesa e percepita come capitale del turismo di massa, dove quasi tutto è pensato dal punto di vista dell’offerta turistica.

Chi trascorre a Venezia pochi giorni della propria vita, se ne farà un’idea plasmata dalla dilagante industria del turismo: gondole, canali, ristorantini, botteghine che vendono souvenir e maschere, calli strette ed affollate, tourist menù e tante, tante opere d’arte da fotografare.

Gran parte del patrimonio storico ed artistico mondiale è in Italia, e gran parte di quel patrimonio è proprio a Venezia.

Alla fine di un week end trascorso a scalare ponti e ad affollare musei, memori di qualche conto salato di troppo e dopo aver riempito il trolley di oggettini tanto fragili quanto inutili, la maggioranza se ne torna a casa con l’idea che tutto sommato Venezia sia indubbiamente affascinante ma certamente impossibile da vivere.

Alla base di tutto ci sono comunque alcuni “punti fissi” che vincolano l’immaginario collettivo di Venezia: il mito di Atlantide, il labirinto, la lussuria, la decadenza morale e materiale. Punti fissi che hanno condizionato anche pittura, musica, cinema, fotografia, letteratura. Esattamente come fanno gli spot pubblicitari da cinquant'anni.

L' assenza di autoveicoli è percepita come "mancanza", camminare è una attività primitiva, obsoleta e faticosa, da riservare a pochi sfaccendati pomeriggi domenicali.

E' opinione comune che la città dove più si cammina non tiene il passo della modernità. Venezia è -o meglio "deve"- necessariamente essere antica, decadente e così via.

Per l'uomo della cosiddetta modernità, un viaggio in laguna è anche un viaggio nel tempo: e così deve essere, garantisce il tour operator.

Proviamo ora a fare tabula rasa di tutti questi preconcetti ed a vedere le cose con occhi puliti.

Pensate ad una città dove si va sempre e dovunque a piedi, senza rischi di code, senza ritardi, senza tubi di scappamento ad altezza bambino.

Pensate ad una città dove accompagnate a scuola i vostri figli senza dover parcheggiare in doppia fila. I bambini vanno a scuola a piedi, in bici o in monopattino senza rischiare di essere travolti da auto agli incroci, perchè qui non ci sono nè auto nè incroci.

Pensate di uscire di casa ed incontrare e salutare decine di amici e conoscenti ogni giorno.

Pensate di raggiungere il posto di lavoro percorrendo pochi chilometri se non poche centinaia di metri.

Pensate di uscire una mattina e sentire il profumo del pane caldo o dei glicini del giardino lì vicino.

Già che ci siamo, pensate di andare al lavoro su un mezzo pubblico che non è mai imbottigliato in mezzo al traffico, su cui potrete tranquillamente leggere il giornale o un libro o magari incontrare qualche conoscente.

Pensate di andare a fare la spesa senza automobile ma con un carrellino e basta.

Pensate ad una città dove le sere d’estate potete cenare a finestre aperte perchè tanto da fuori non provengono rumori nè smog.

Pensate alla pervasività delle nuove tecnologie disponibili: poter comunicare con chiunque dovunque.

Pensate ad una città dove la sera, dopocena, potete uscire a fare due passi e vedere ancora brillare in cielo la luna e le stelle.

Pensate ad una città con un aeroporto internazionale e collegamenti ferroviari con tutta Italia e tutta Europa.

Pensate di camminare e sentire i vostri passi ed il vostro respiro.

Pensate di poter scegliere che strada percorrere per andare da un posto all'altro.

Pensate ad una casa fatta di legno e mattoni e pietre, magari antiche; magari sopra la vostra porta di casa c’è uno stemma o un fregio bizantino oppure avete delle colonne in soggiorno commissionate da chissà quale mercante levantino e lavorate da chissà quale scalpellino.

Pensate che dai rubinetti di casa vostra esca acqua fresca e molto buona.

Pensate ad una città dove la notte è ancora buia e silenziosa.

Pensate di vivere a un’ora e mezza dalle Dolomiti e mezz’ora dal mare Adriatico.

Pensate di incrociare per strada quella famosa attrice, quel famoso politico, quel musicista di cui si parla tanto.

Pensate di vivere senza dover mantenere un'automobile: niente spese per bollo e assicurazione, niente multe, niente incidenti (fatti o subìti), niente furti, niente manutenzioni, niente lavaggi della domenica, niente revisioni obbligatorie e niente bollini blu. Se proprio vi serve, la prendete a noleggio per il tempo necessario.

Pensate di uscire al sabato sera senza dover parcheggiare.

Pensate di uscire di casa e trovarvi persone, venute dall’altra parte del mondo,che stanno fotografando casa vostra e la strada che voi ormai percorrete distrattamente tutti i giorni.

Pensate di abituarvi a vedere opere d’arte dovunque attorno a voi, tanto da non farci più nemmeno caso.

Pensate ad una città oggetto di attenzioni da parte del mondo: fondazioni, enti, istituti raccolgono denaro per restaurare e conservare i monumenti in mezzo a cui voi vivete.

Pensate di ritornare a casa la sera e vedere un tramonto rosso in mezzo a splendidi palazzi, o sopra a una distesa di tetti, cupole e campanili.

La mattina successiva, pensate di aprire le finestre e vedere il cielo blu.

In effetti sembra un’altra Venezia rispetto a quella che tutti mediamente conoscono: è l’idea di una “città sostenibile” che si scontra con il più noto scenario da cartolina.

Quello che avete appena letto è sfacciatamente un “bicchiere mezzo pieno” o se preferite è la visione perfettamente ottimistica: starebbe bene come testo per uno spot o una brochure al limite della credibilità, come quelli che esaltano le qualità di nuovi interventi urbanistici ed immobiliari.

Sto solo cercando di individuare, proporre e possibilmente condividere un modo nuovo di immaginare, vedere e vivere Venezia, che vada oltre i luoghi comuni, oltre gli stereotipi: e che magari faccia concorrenza agli interventi urbanistici ed immobiliari tanto pubblicizzati con spot e brochure al limite della credibilità.

Venezia è una delle poche città italiane che può ancora proporre uno stile di vita “a dimensione umana” o se preferite “slow”.

Accettare di vivere a Venezia significa aderire ad un modo di vivere antico ma anche modernissimo, “al di là” dei problemi che affliggono le altre città.

I recenti studi di Legambiente e Italia Oggi sostanzialmente confermano questa visione e, in prospettiva, annunciano quelle che saranno le esigenze/necessità abitative del futuro.

Bisogna invogliare sempre più persone a rimanere (o a decidere di venire) a vivere a Venezia.

Molto spesso capita di sentire persone che criticano questa nostra città del mondo e, in nome di una (presunta) convenienza fatta di euro/mq, sostengono che altrove è sicuramente meglio, citando al proposito questa o quella graziosissima silenziosissima comodissima e tranquillissima località (dove però le abitazioni sono già dotate di allarme antifurto, porte e finestre blindate con doppi vetri antisfondamento e per sicurezza il vostro cognome non compare nemmeno sul campanello) senza considerare lo stile di vita che andranno a condurre. Magari di là dal ponte della Libertà con la stessa cifra si può acquistare una casa più grande, ma si rinuncia alla città: fatalmente, il valore delle abitazioni sale là dove esse sono inserite in contesti urbani di pregio e non dipende -come qualcuno vorrebbe far credere- dalla presenza o meno di una porta blindata o di un videocitofono.

Ho sempre sostenuto che per salvare Venezia occorre ripensarne i modi d’uso ma anche metterla a confronto con altre città: per decidere di viverla (o di rimanervi a vivere), bisogna conoscere l’alternativa, consapevoli che il paradiso terrestre non esiste (men che meno in Italia) e che ovunque andremo troveremo pregi e difetti.

Alessandro Calzati