
LA PAGINA DI PIETRO BORTOLUZZI
EX CNOMV E CONTENZIOSO CON CONSORZIO CANTIERISTICA MINORE: IL PD NON VUOL FAR VEDERE TUTTE LE CARTE SUL FUTURO DELLA GIUDECCA!
Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Municipale di Venezia la maggioranza di centro-sinistra ha voluto a tutti i costi votare uno sterile Ordine del Giorno, di mera facciata, presentato dal Gruppo del PD sulla confusa, contraddittoria e strana situazione dell’utilizzo degli spazi ex Cnomv alla Giudecca, non accettando invece (esprimendo voto contrario) la richiesta formulata per l’ennesima volta (come già fatto anche in occasione dell’assemblea pubblica convocata alla Giudecca alla fine del 2011 e del consiglio municipale del 18 gennaio scorso) dal capogruppo del PDL-Venezia Pietro Bortoluzzi di convocare urgentemente una commissione straordinaria municipale per esaminare nel dettaglio tutta la documentazione relativa all’oggetto portato all’attenzione del consiglio relativo alla situazione burocratico-amministrativa verificatasi durante gli ultimi vent’anni nell’area dell’ex Cnomv alla Giudecca, comprese le carte relative al contenzioso attualmente in atto fra l’amministrazione comunale ed il Consorzio Cantieristica Minore.
Di fatto con l’approvazione dell’OdG del PD e con la non convocazione della commissione straordinaria chiesta dal capogruppo del PDL-Venezia Bortoluzzi si impedisce di approfondire veramente l’argomento e di eventualmente agire efficacemente nel merito, e si lascia che le cose continuino ad andare per il loro poco chiaro verso: il che significa che con tutta probabilità, mentre da un lato – a livello di Municipalità – il PD a parole chiede di opporsi con forza al ricorso presentato contro il blocco dei lavori che stanno trasformando alla Giudecca l’area destinata a cantieristica minore in zona artigianale per la produzione dimostrativa e la vendita al dettaglio di oggetti in vetro, dall’altro – a livello di Giunta e di Avvocatura Civica – invece pare si stia agendo (o forse, meglio, non-agendo) per far sì che i lavori intanto terminino…
Nel corso della discussione in Consiglio Municipale Pietro Bortoluzzi ha affermato – annunciando, dopo la bocciatura della mozione con la quale chiedeva di discutere finalmente e come si deve della questione con tutta la documentazione in commissione, di non partecipare al voto – che: “Per l’ennesima volta, con questo voto e con questo OdG di mera facciata, il PD dimostra di non voler davvero né esaminare la cosa nel dettaglio, per far emergere tutte le questioni legate alla convenzione per l’ex Cnomv con il Consorzio, né realmente risolvere sul serio in modo drastico l’attuale contenzioso, difendendo solo a parole l’interesse pubblico”.
DOPO GLI ERRORI NEI RESTAURI A SAN GIORGIO, SERVE UN’INDAGINE SUL GRADO DI VIGILANZA DEL PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO VENEZIANO.
Ma com'è possibile che a San Giorgio, in una delle isole più prestigiose e belle di Venezia, affacciata sul bacino e sul molo di San Marco, succedano due fatti così clamorosi di scarso rispetto per l'antico patrimonio storico-artistico, come quelli legati alla discutibilissima sostituzione del pavimento del Cenacolo Palladiano ed alla compromissione della tela del Tintoretto raffigurante l'ultima cena?
A rendere ancor più amara la doppia negativa notizia, sono anche i particolari che fanno capire meglio in quale clima e con quanta poca attenzione e rispetto si sia agito nei confronti di due monumenti così importanti. Grazie all'ottima indagine giornalistica di Sergio Frigo del Gazzettino, abbiamo infatti capito che la Fondazione Cini e la Soprintendenza hanno ritenuto lecito consentire all'architetto De Lucchi di sostituire il vecchio pavimento in marmo degli anni Cinquanta con un ardito pavimento in legno, con boiseries laterali della stessa foggia e l'aggiunta di un modernissimo portale di cinque metri, stravolgendo il rapporto originario fra elementi e materiali della cinquecentesca "fabbrica" del Palladio, mentre Soprintendenza e Biennale hanno riposizionato, dopo averlo esposto ai Giardini e – come da accordi – “restaurato”, il quadro del Tintoretto, noto per i suoi chiaroscuri, ridotto però ad un nebbioso e poco intelligibile "magma nebuloso, che azzera le profondità e affoga i colori", a causa di "un evento imprevedibile nell'intervento di rifoderatura della tela finanziato dalla Biennale", con il "migliore rifoderatore italiano, Matteo Rossi Doria" che per proteggere il quadro, durante l'operazione sul retro, ha steso delle veline sul davanti, ma "l'umidità ha ossidato la vernice superficiale, producendo purtroppo l'effetto impastato, in particolare con la mancata rifrazione della luce", perché probabilmente a interagire con l'umidità delle protezioni è stata la vernice fresca, stesa prima dell'esposizione del quadro ai Giardini.
Insomma due leggerezze che non è il caso di lasciar passar via, né di sottovalutare, perché sono un terribile monito per il futuro della conservazione dell'intero patrimonio monumentale e storico-artistico veneziano. Mi auguro che, oltre al pronto ripristino della vernice dell'ultima cena del Tintoretto e ad un auspicato ripensamento che porti al recupero dei materiali originari per il Cenacolo Palladiano di San Giorgio, ci sia anche al più presto un'indagine sulle reali competenze e sul grado di vigilanza dei dirigenti e dei funzionari preposti alla gestione ed alla salvaguardia delle opere d'arte e dei monumenti veneziani.
Pietro Bortoluzzi