START | Venezia | Acqua alta

C’é sempre stata dalla notte dei tempi. Quando i Nostri si sono rifugiati nelle isole era uno dei problemi assieme a quello delle acque infestate di zanzare però abbiamo continuato a costruire ed eccoci qua. Il riscaldamento globale poi ha contribuito non poco ad alzare il livello delle acque che sono ora sempre più frequenti. 

Il Mose

É un progetto costosissimo (in quei anni era più facile scegliere i progetti più costosi perché i politici potevano intascare più grana) nato alla fine degli anni ’80 ed è quello che doveva risolvere il problema delle acque alte tappando le tre bocche di porto fino all’abbassamento dell’acqua. Sempre per colpa del riscaldamento globale però, gli esperti ci dicono ora che sarà inutile (casomai funzionasse) perché, se i ghiacci si sciolgono così come prevedono, l’acqua sorpasserà in altezza il catafandro. La soluzione? Se vogliamo mantenere così com’é adesso questa meravigliosa città bisognerà alzare delle paratie fisse tutto attorno la laguna con delle idrovore per il ricambio dell’acqua.

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Condotta da tenere per camminare al meglio con gli stivali dell’acqua alta a Venezia.
 
Visto che i nostri antenati hanno pensato di costruire una città proprio in mezzo all’acqua e che noi abbiamo deciso di continuare ad abitarci teniamoci questa cosa e stiamo zitti. Il paio di stivali adatto per camminare a Venezia in presenza dell’acqua alta deve essere il tipo a “cavallotto alto” o inguinale. In alternativa comunque il più alto possibile. In gomma. Il modello con le bretelle tipo da pescatore può anche essere tenuto in ultima considerazione.
Chi non ha mai usato gli stivali coi calzini? Tutti. E chi non si è trovato matematicamente i calzini tutti discesi e raccolti tra le dita dei piedi? Tutti. Infatti come quando ci si infilava la spiga di grano nella manica, la spiga te la trovavi nel collo dopo un po’ di movimenti del braccio, i calzini, dopo un po’ di passi te li ritrovi a gironzolare giù. Fino a che hai il tipo di stivalini bassi puoi anche tirarteli su come fosse un tic nervoso ma quando gli stivali sono del tipo alto…ti tocca levarti tutto con movimenti degni di un acrobata impacciato. L’alternativa? Senza calzini. Ma la gomma porta umidità e la sensazione di bagnato non è delle migliori. Se hai i piedi sporchi sembra di pestare gli acini di uva nel tino.
Quando l’acqua raggiunge livelli eccezionali allora un capo impermeabile è il più indicato. Un’arma può essere utile anche per la presenza di ratti che si trovano perfettamente a proprio agio nei canali. Nella foto a destra un trasportatore in allerta alla consegna di un pacco.
Come si cammina con gli stivali? Quale andatura? I trucchi? Come Vi ho già detto gli stivali devono essere i più alti possibile altrimenti, se usate gli stivali bassi, la piccola onda causata dagli spavaldi e burloni con i modelli alti ti può arrivare dentro. Quando l’acqua è alta 5 cm si può camminare quasi normalmente, quando è a 10 cm un passo tipo ladro può andare ancora bene posando prima il tacco e scendendo con il resto del piede più lentamente. Quando l’acqua arriva sopra la caviglia si può tentare ancora (poi dipende dall’abilità) un passo spedito appoggiando comunque il piede con accortezza. Quando l’acqua arriva al ginocchio l’unica cosa da fare è camminare come si muovevano i robot. Se hai della carta abrasiva in casa e ci cammini sopra in questo modo per molto tempo diventerai una persona di bassa statura, almeno questo è quello che si dice rivolgendosi ai piccoletti (“cio’, cossa ti ga ea carta vetrata al posto dea mochet”). Quando l’acqua è sopra il ginocchio l’andatura deve essere la più lenta possibile. Una cosa simile all’andatura dei turisti nelle calli quando i veneziani devono correre per fare la spesa. Quando l’acqua ti sommerge evidentemente sei passato dalla strada al canale che neanche gli stivali inguinali possono salvarti. In questo caso un link al più vicino e rifornito negozio di subacquea è il più consigliato.
 

Veneziano che risale da un rio infestato da pantegane
 
Nel mondo del calzaturiero mondiale si comincia a far spazio una nuova moda dettata dagli sconvolgimenti climatici di questi ultimi tempi e soprattutto dall’acqua alta stabile a Venezia. Molti iniziano a farci caso”va bene che è inverno ma prima si sapeva quando era acqua alta…vento da scirocco, la luna o piena o assenza di luna…adesso c’é acqua alta anche con la nebbia, con la neve, con lo spicchio di luna e bora…”. Se prima in casa gli “uomini” avevano i Superga all’inguine e le “donne” quelli economici neri al polpaccio ora subiamo la livella della moda: tutti con gli stivali alla coscia. Da usare sempre perché non si sa mai, gli stivali hanno cominciato a solleticare la fantasia degli stilisti che in serbo avranno sicuramente modelli per tutti i gusti e alla moda. Stivali quindi in latex col tacco 12 per le signore in ufficio o col tacco 3 e polpaccio allargato per le massaie in sovrappeso e stivali da corsaro in gomma per l’uomo che non deve chiedere mai.
 
4 novembre 1966: io c’ero!
di Gigio Zanon
 
 
Sì. Io c’ero!
E ho passato tutta la giornata con l’acqua fino alla cintura dentro la trattoria che gestivo: l’ Aquila Nera, in quel di S. Bortolomio.
Erano già diversi giorni che pioveva e che stagnava uno scirocco da tagliare col coltello tanto era denso e umido.
Mia moglie era ricoverata in Ospedale in attesa del mio primo figlio ed era stata ricoverata giorni prima in quanto era previsto un parto non proprio ottimale, ed io ogni mattina verso le sei andavo a trovarla per vedere come procedeva, poi andavo prima a far la spesa a Rialto, quindi andavo ad aprire la trattoria.
Per quel 4 novembre, allora era giornata festiva e si faceva il ponte dei Santi dei Morti e  dell’anniversario della Vittoria del 1918, la spesa era già stata fatta essendo – appunto – giornata festiva e gli acquisti lo avevo già fatti il giorno prima: compreso il pane, che poi sarebbe tornato più che utile per altri motivi che dirò.
Aveva piovuto tutta la notte e quella mattina mi accingevo ad andare verso l’Ospedale dalla mia abitazione di S.Lio, quando arrivato giù del ponte delle “Paste” davanti al “Forner” l’acqua era già alta. Sopra la testa gravava una cappa di umidità e vidi che l’acqua non calava, bensì cresceva e velocemente. Aveva iniziato anche a piovere, di quella pioggia sottile e costante: proprio come quella da scirocco.