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Acqua alta

C’é sempre stata dalla notte dei tempi. Quando i Nostri si sono rifugiati nelle isole era uno dei problemi assieme a quello delle acque infestate di zanzare però abbiamo continuato a costruire ed eccoci qua. Il riscaldamento globale poi ha contribuito non poco ad alzare il livello delle acque che sono ora sempre più frequenti. 

Il Mose

É un progetto costosissimo (in quei anni era più facile scegliere i progetti più costosi perché i politici potevano intascare più grana) nato alla fine degli anni ’80 ed è quello che doveva risolvere il problema delle acque alte tappando le tre bocche di porto fino all’abbassamento dell’acqua. Sempre per colpa del riscaldamento globale però, gli esperti ci dicono ora che sarà inutile (casomai funzionasse) perché, se i ghiacci si sciolgono così come prevedono, l’acqua sorpasserà in altezza il catafandro. La soluzione? Se vogliamo mantenere così com’é adesso questa meravigliosa città bisognerà alzare delle paratie fisse tutto attorno la laguna con delle idrovore per il ricambio dell’acqua.

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4 novembre 1966: io c’ero!
di Gigio Zanon
 
 
 
Sì. Io c’ero!
E ho passato tutta la giornata con l’acqua fino alla cintura dentro la trattoria che gestivo: l’ Aquila Nera, in quel di S. Bortolomio.
Erano già diversi giorni che pioveva e che stagnava uno scirocco da tagliare col coltello tanto era denso e umido.
Mia moglie era ricoverata in Ospedale in attesa del mio primo figlio ed era stata ricoverata giorni prima in quanto era previsto un parto non proprio ottimale, ed io ogni mattina verso le sei andavo a trovarla per vedere come procedeva, poi andavo prima a far la spesa a Rialto, quindi andavo ad aprire la trattoria.
Per quel 4 novembre, allora era giornata festiva e si faceva il ponte dei Santi dei Morti e  dell’anniversario della Vittoria del 1918, la spesa era già stata fatta essendo – appunto – giornata festiva e gli acquisti lo avevo già fatti il giorno prima: compreso il pane, che poi sarebbe tornato più che utile per altri motivi che dirò.
Aveva piovuto tutta la notte e quella mattina mi accingevo ad andare verso l’Ospedale dalla mia abitazione di S.Lio, quando arrivato giù del ponte delle “Paste” davanti al “Forner” l’acqua era già alta. Sopra la testa gravava una cappa di umidità e vidi che l’acqua non calava, bensì cresceva e velocemente. Aveva iniziato anche a piovere, di quella pioggia sottile e costante: proprio come quella da scirocco.
Mi ricordai di quello che mi aveva detto tempo prima il buon Gigio Tolotti quando ci si andava a riparare dal maltempo nella sua casa del Torson de sotto in Laguna Sud riguardo il costruendo canale dei petroli. Gigio Tolotti era un vecchio pescatore che faceva i guardiano alla valle da pesca di casa Jesurum ed abitava in una casa in muratura, ora del tutto scomparsa e della quale non rimane altro che un pezzo di muro sbrecciato.
Quando andavamo a pescare con altri amici col nostro “sandolo” facevamo tappa da lui e alle volte, quando c’era maltempo e non si poteva tornare a Venezia, ci si fermava davanti al caminetto e lui ci raccontava delle sue avventure di caccia e di pesca.
E noi, oltre che andarci durante l’estate, ci andavamo soprattutto durante il periodo della “Fraima”, ossia quel periodo che va dalla fine di settembre alla metà di dicembre; periodo durante il quale il pesce scende dalle barene per andare verso il mare perché sente l’avvicinarsi dell’inverno.
Fuori c’erano le draghe che stavano scavando il nuovo canale dei petroli che sarebbe servito per portare direttamente le super petroliere fino al barenon de S. Lunardo, vicino alle nuova casse di colmata che già avevano tombato tutta la Laguna da Fusina al canal Melison, canale che poi porta a Valle Averto e a Lova in terraferma.
Lui ci diceva che tutto quello che stavano facendo in Laguna la avrebbe distrutta e poi avrebbe distrutto Venezia, e ci faceva osservare come la marea, già fin da allora e senza che il canale fosse terminato, entrasse velocemente perché non aveva più la barriera naturale delle curve del canalon Fisolo e poi Melison, che dal porto degli Alberoni portava su su fino alla terra ferma.
Infatti, quando i pescherecci entravano fino al faro degli Alberoni per arrivare a s.Lunardo dovevano girare a destra, dopo il canale di Malamocco, quindi a sinistra per un bel pezzo e poi a destra ancora per entrare nelle barene e per andare verso la terraferma. E a Fusina non ci andavano perché non c’erano canali che potessero avere dei fondali adatti al loro pescaggio.
Quindi questo nuovo canale faceva “un drissagno”, si dice in gergo, ossia tagliava tutta la barena in linea retta, quindi a s.Lunardo girava a destra e ancora in linea retta andava verso Fusina.
Un vero e proprio sconvolgimento della Laguna!
E quella mattina mi ricordai della sua profezia, vista la velocità con cui la marea cresceva.
Rinunciai ad andare in Ospedale e andai invece direttamente in negozio per vedere cosa succedeva.
L’acqua cominciava ad entrare.
Iniziai subito a mettere al riparo dall’acqua le cose che erano vicino a terra sopra le sedie.
Ma l’acqua cresceva, le tolsi dalle sedie e le misi sopra i tavoli.
Non avevo stivali, perché non mi erano mai occorsi e di questo me ne pentii amaramente quel giorno.
Dapprima giravo per il locale salendo sopra due sedie e usandole come una specie di trampoli, poi non bastarono nemmeno quelle, e andai a mollo.
Intanto l’acqua saliva, ed io ero solo. Non facevo in tempo a mettere al riparo una cosa, che subito dovevo pensare ad un’altra, in cucina dovetti mettere sopra i tavoli tutto quello che era messo o  a terra o nelle parti basse.
In sala tutte le sedie erano sopra i tavoli, perché iniziavano a galleggiare.
I camerieri e i cuochi mi avevano telefonato che non potevano venire a causa l’acqua  alta, e quelli dalla terraferma erano bloccati a Piazzale Roma con i vaporetti che non andavano. Pertanto solo ero e solo rimasi!
E continuava a piovere!