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Veneziani d.o.c.: questi sono i veneziani che a torto o a ragione sono considerati i più invidiati a Venezia. Comunque caratteristici.

I gondolieri

I tassisti

Gli abusivi

Quelli delle bancarelle

Gli intromettitori

Altri veneziani:

I portabagagli

I venditori di
grano per i piccioni

I cantanti delle serenate in gondola

I veneziani comuni

I vigili

Sbarbai

 

Colombi

Gatti

Flora & fauna

 

Lido

Chioggia

Pellestrina

Mestre

Marghera

 

TI RICORDI...


1992: pulizia della piazza (E. Pedrocco)


Il giorno dopo dei Pink Floyd a Venezia (E. Pedrocco)

Pannelli in cui, fino a non molti anni addietro, era piuttosto frequente imbattersi in diversi punti di Venezia e sui quali un battagliero tecnico padovano, Ottavio Spagnuolo, era solito publicizzare le sue tesi "eretiche",totalmente in contrasto con quelle della scienza ufficiale, sul problema di Venezia.Tesi che, accanto all'ostracismo in ambito scientifico, procurarono a Ottavio Spagnuolo anche più di qualche grana, se non ricordo male, in ambito giudiziario. (E. Pedrocco)


Il mitico "Titta" - indiscusso re dei battitori lidensi di straniere - negli anni Ottanta, intento a scrutare il suo terreno di caccia : la famigerata "zona strasse", quel tratto cioè di spiaggia privo di capanne davanti al vecchio "Blue Moon" in cui si poteva accedere liberamente. (E. Pedrocco)

IL SORRISO RITROVATO

Piccoli fans della grande Inter del "mago" Helenio Herrera, oggi ultraquarantenni e padri di famiglia, che dall'anno scorso hanno ritrovato il sorriso grazie allo scudetto conquistato dall'Inter dopo parecchi anni di insuccessi e di magra.Da sinistra a destra:Antonio Vianello, Stefano Agostinetti e Marco Pizzaggia. Oltre alla passione per l'Inter dei Corso, Facchetti, Mazzola e altri noti campioni di allora, essi avevano in comune anche il fatto di abitare tutti nel sestiere di Cannaregio, che, con l'età matura e l'esigenza di un lavoro, saranno costretti ad abbandonare per trasferirsi in terraferma, come dovettero fare, sia pure a malincuore, parecchi altri giovani del tempo. (E. Pedrocco)

LA LAGUNA GHIACCIATA

Dal Tg1 serale del 4 Febbraio 1991: "in Basilicata la temperatura è scesa di parecchi gradi sotto lo zero e a Potenza è nevicato per tutta la giornata lasciando a terra 10 centimetri. Temperature polari in Abruzzo, -10 a L'Aquila. Neve in Sardegna sui monti del nuorese e del Gennargentu. Neve e freddo anche in Campania dove anche le isole del Golfo di Napoli sono imbiancate. La laguna veneta intanto si sta progressivamente ghiacciando."(E. Pedrocco)


Riva degli Schiavoni. Due militari tedeschi nel luglio del 1944 (turisti d'altri tempi!) dove quello a sinistra è un sottufficiale delle SS (come si vede dalle rune sulle mostrine, e dal teschietto applicato al berretto), mentre quello sulla destra (...che pare un turista Alpitour!) è un ufficiale dell'Abwehr (Controspionaggio militare) in abiti borghesi. Come si nota alle loro spalle non ci sono Fermi, venditori di fiori, borse, occhiali, pupazzeti gommosi, scrittori di nomi, tatuatori, banchetti... (Furio Lazzarini)

(Lido, 1976) Un'antesignana di alcune sventurate di oggigiorno, con tutti i loro "averi" appresso, in cui è alquanto frequente imbattersi a Venezia, soprattutto nei pressi della stazione ferroviaria. (E. Pedrocco)

ENZO PEDROCCO


(1981) Coda in Piazza San Marco per visitare la mostra di Kandinsky. Data da allora l’ interrogativo intorno alle grandi mostre: in altre parole, se esse interessino effettivamente il grosso del pubblico o se questo non vi accorra in massa, alle volte, soltanto perché indotto dalla campagna mediatica che solitamente le precede. (E. Pedrocco)

NUMEROSI PROBLEMI DI IERI
SONO ANCORA, AHINOI, PROBLEMI DI OGGI

«Due grosse barche, nel tentativo di entrare contemporaneamente nel piccolo canale, si erano urtate... I capitani rivali avanzarono verso prua delle rispettive imbarcazioni con aria omicida». «Figura porca!» urlava il veneziano, «figlio di un cane!» rispondeva il campagnolo, «io avevo la precedenza»... «A mano a mano che il flusso della marea conciliatrice allontanava le due barche, la rabbia dei due aumentava e li vedevi saltare avanti e indietro urlando». Ma proprio quando uno dei due sembrava voler colpire il rivale, egli «riprese il remo con gesto tranquillo e dette al contadino il permesso di passare». Poi, da lontano, ripresero a insultarsi (William Dean Howells, "Vita veneziana" - editore Elzeviro).

A leggere, non solo questi passi, ma anche numerosi altri del libro scritto dall’americano Howells durante un suo breve soggiorno nella nostra città e dato alle stampe poco dopo l'annessione di Venezia al Regno d'Italia (1866) sorge istintivo in me un dubbio: siamo nel Diciannovesimo o nel Ventunesimo secolo?

Ed è quest’ultimo, in un certo qual modo, lo stesso interrogativo che spesso mi pongo anche quando, riguardando talune mie fotografie scattate almeno una cinquantina di anni or sono, mi domando perplesso, di fronte alla loro attualità, se appartengano al secolo scorso o non piuttosto a questo.

ENZO PEDROCCO

LA “NEMESI” MANCATA
Il cedimento del palco e una data annullata furono ben poca cosa rispetto a ciò che di iellato, a detta di molti, sarebbe dovuto accadere al doppio concerto che David Gilmour, mitico chitarrista dei Pink Floyd, tenne l’anno scorso in Piazza San Marco: secondo certuni, infatti, i non pochi veneziani vittime dei vandalismi di cui i fan dei Pink Floyd si resero colpevoli - dopo il concerto dei loro beniamini del 1989 - avrebbero senz’altro meritato una “giustizia” compensatrice maggiore. (E. Pedrocco)

Riva di San Biagio: pensionati intenti a pescare

Lo stile di vita giovanilistico pressochè egemone oggigiorno, nei primi anni Settanta – anni in cui risale la mia foto - ricordo che era ancora parecchio di là da venire. In virtù dell’aspetto esteriore e del comportamento era ancora possibile perciò riconoscere, sia pure approssimativamente, l’età delle persone e, non di rado, anche la loro condizione: l’appropriazione indebita dello stile di vita e dell’abbigliamento tipicamente giovanili da parte un po’ di tutti, anziani compresi, che intorbiderà le acque e renderà oltremodo difficoltoso e incerto tale riconoscimento, avverrà infatti soltanto alcuni anni più tardi.

Definendo “pensionati” le persone ritratte nella foto non credo assolutamente, pertanto, di essere parecchio distante dal vero. Come ritengo di non esserlo figurandomi, inoltre, una loro probabile partita a carte, accompagnata da un paio di “ombre”, in qualche vecchia osteria di Castello successiva alla pesca.
(E. Pedrocco)

“EUGENIO DELLE ZATTERE”: un personaggio familiare e caro
a più generazioni di veneziani

Di lui, nonostante fosse una figura oltremodo familiare alla stragrande maggioranza dei veneziani, se non a tutti, non si sapeva granchè all’infuori del nome: Eugenio. A tutti noto tuttavia come ”Eugenio delle Zattere”: ché le Zattere erano il luogo in cui, ogniqualvolta vi si poneva piede, si finiva immancabilmente, prima o poi, con l’incontrarlo. E il luogo inoltre in cui, al fine di racimolare di che vivere, egli era solito esibirsi in qualità (diciamo) di cantante tra i tavolini dei bar prospicienti il Canale della Giudecca, ancora appannaggio pressochè esclusivo in quegli anni - anni Cinquanta e Sessanta - di una clientela costituita per lo più da veneziani.

Nonostante a rigore non fosse assolutamente in grado di cantare a causa di alcuni difetti che gli consentivano a stento di parlare, Eugenio aveva tuttavia ingenuamente, in cuor suo, la convinzione di essere un vero cantante e di venire senz’altro apprezzato per le sue doti canore da chi l’ascoltava. Ma, ahilui, non era assolutamente così: chè le sue esibizioni canore non erano infatti che lagne inascoltabili, un’ emissione ininterrotta di suoni inarticolati e striduli senza capo né coda. E se egli talvolta poteva avere l’impressione che suscitassero dell’interesse, quest’ultimo derivava in effetti unicamente dal divertente e spassoso contrasto tra l’impegno che egli vi profondeva nell’eseguirle imperterritamente, con convinzione e serietà, e gli esiti, a dir poco, catastrofici.

Ma era tanta e tale, ricordo, la benevolenza con cui un po’ tutti guardavano a lui – un po’ come a una sorta di sfortunato e caro parente - che le sue esibizioni avrebbero potuto essere qualunque cosa, alla fin fine, e venire comunque accettate con bonarietà e indulgenza, nonché invariabilmente ricompensate con un obolo.


(E. Pedrocco)

VENEZIA IERI & OGGI

In genere, non avendo fortunatamente rimpianti di sorta ed essendo consapevole che ogni cosa, col tempo, è destinata ineluttabilmente a scomparire, mi guardo bene dal rimpiangere acriticamente il passato alla stregua di taluni piagnucolosi laudatores temporis acti. Nonostante ciò, allorchè, per un motivo o per l’altro, vengo sollecitato a riandare indietro con la memoria alla Venezia del passato, in specie a quella di molti di noi un po’ avanti con gli anni, provo mio malgrado una grande nostalgia per essa. E vorrei tanto poter, miracolosamente, ritornare indietro

E’ un sentimento, questo, che mi assale, ad esempio, ogniqualvolta mi trovo a transitare per il Ponte di Santa Fosca a Cannaregio e, volgendo istintivamente lo sguardo sul rio sottostante, non scorgo più, come un tempo, un pontiletto su cui un anziano e valente artigiano era solito scolpire e modellare con perizia remi e forcole, incantando e strabiliando quanti avevano in sorte di assistervi, ma scorgo, bensì, il degrado e l’abbandono più assoluti.

Luigi Gambirasi, “Gigio” per gli amici, nel suo stazio di barche a Santa Fosca. Fintantochè l’anziano e noto “remèr” fu in vita, chiunque si trovasse a transitare nelle immediate vicinanze del suo stazio mentre era intento alla costruzione di un remo o di una forcola assai raramente riusciva a sottrarsi al fascino che la sua arte, la plurisecolare “arte dei remèri”, suscitava. In specie poi se, come spesso accadeva, si trattava di stranieri in visita a Venezia e poco adusi, il più delle volte, all’ abilità e maestria dei nostri valenti artigiani. Ridottisi oggigiorno considerevolmente di numero, ahinoi, a causa della notevole diminuzione dell'uso delle barche a remi dovuto alle esigenze della vita moderna, ma anche, molto più spesso, a un’adesione frettolosa e superficiale di molti veneziani alle mode del momento in fatto di imbarcazioni. (E. Pedrocco)


SERGIO VIANELLO (CELE):
EX PEATER E POETA

Nato nel 1929 a Venezia - dove ha sempre vissuto - è noto per essere stato uno degli ultimi “peateri” e per la sua attività, in seno ad alcune remiere di Cannaregio, volta al rilancio e alla diffusione della voga veneta. Ma è altresì noto, però, soprattutto per il suo amore viscerale per Venezia, divenuta in ambito creativo – chè Cele si diletta attualmente di poesia - la sua musa ispiratrice. (E. Pedrocco)


BRICOA MIA!

Bricoa mia, se ti manchi tì in Laguna
xe come che mancasse in cieo ea una.

Tutte e barche te serca
par non andar in seca.

Quando ghe xe caigo e barche, co e te vede tì,
e tira un gran sospiro.

E dixe grasie bricoa mia :
ti ga salvà ea vita mia !

Tì ti segni ste strane strade,
dal canal del bisato a queo dee navi,
dal canal dell’orfano a queo dei marani,
e ti xe ea salvezza dei naviganti
e dei venexiani.

Venesia, to parona, te ringrazia e te basa
parché , se no ti ghe fussi stada ,
in parte ia gavaria desfada.

Dal canal grando a queo picolo
tì ti ea salvi dal pericolo.

Ah, bricoa mia!
Ti xe un pao utie e beo che, par premio,
i te mette in testa el capiteo.



LA POENTA DE MIA MAMA

Mia mama co la faseva la poenta la gera lenta,
se la vegniva bona la gera contenta;
quando la tagliava, la gera svelta,
tanto svelta che pensando a l’ogio frito
el fumo no’ rivava gnanca al sofito.

Se se la magnava coi marsioni
la gera da gransignori…
Mama che bona sta poenta!

Mia mama co le lagrime ai oci la me diseva:
ma, fio mio, ti vol farme proprio contenta,
varda, te go dà solo che poenta…poenta.

E ora la me dise, dato che ti m’à fato andar in gloria,
te conto ‘na storia.

Mia nona diseva, i nostri mercanti veneziani
la ga importada, la xe stada come ‘na grassia da dio mandada:
co do schei se la comprava e co do barboni o scopetoni
se la magnava.

Fio mio!...tanti ani xe passai,
e sti pasti per nialtri poareti xe restai.

SERGIO VIANELLO(CELE)



Chiedersi se sia o meno poesia secondo i canoni della poesia contemporanea più smaliziata e raffinata, oltre che da pedanti, sarebbe anche oltremodo ingeneroso e fuorviante: ben consapevole infatti della inevitabile limitatezza dei suoi mezzi espressivi, Cele è coerentemente lungi dal nutrire la benchè minima ambizione letteraria ed è solito scrivere le sue…poesie anzitutto per se stesso e, solo secondariamente, per quanti vogliano gentilmente ascoltarle, condividendone il contenuto e ravvisando in esse delle affinità col proprio sentire (E.P.)


ENZO PEDROCCO


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