Gerimo andai a veder i Pin Floi

Gerimo andai a veder i Pin Floi

30 anni fa, il 15 luglio 1989 nella notte Famosissima del Redentore c’è stato il famosissimo concerto dei Pink Floyd. Da una massa enorme di gente e una poca organizzazione si è formato un cocktail micidiale che ha dato vita a un triste giorno per Venezia nonostante la riuscita del concerto.

Questa la mia esperienza di quel giorno. Direte poi la vostra.

Era un giorno vibrante come quelli che precedono il Redentore. Nell’aria si percepiva quella cosa in più: i Pink Floyd, mito dei miti musicali di un’epoca a Venezia. In bacino. Avevo una bancarella di souvenir sotto i portici del palazzo Ducale prospiciente quindi il molo proprio davanti il grandissimo palco di esibizione galleggiante del “complesso”. Già dalle prime ore del mattino di sabato molti giovani seduti a terra cominciavano a stazionare pigri lì davanti alle gondole con le tipiche manifestazioni di dissenso da parte dei gondolieri che volevano la riva libera per i loro affari.

Man mano che la giornata passava la riva si faceva sempre più piena di persone con asciugamani e teli, parecchi zombie chi con la birra in mano chi con Coca Cola da litro e mezzo. Il problema era che c’era pure un andirivieni di gente che cominciava a domandare i bagni, ma di bagni non ce n’erano. I bar più vicini erano quelli del Todaro o del Chioggia ma la gente era così numerosa che i gestori facevano fatica a tenere a bada tutta quella gente. Il bacino, già nel pomeriggio, era già un sobbollire di imbarcazioni più che altro piccole, molte anche a remi comprese molte gondole, ma soprattutto “nervose” per accaparrarsi la zona migliore.

Arriva la sera e il molo e la piazzetta sono già stracariche, molti si arrampicano sui lampioni il che è molto pericoloso. I vigili urbani si sentono vulnerabili e fanno quello che possono. Con molta fatica, con ore di anticipo, sbaracco la mia bancarella e me ne torno a casa dei miei genitori all’Arsenale facendo strade interne perché oltre al molo anche la riva degli Schiavoni, la strada per casa, pullula di anime vibranti. E così ad una certa ora inizia il concerto. Sono nella mia terrazza che guarda il bacino, un bacino che sembra infestato di migliaia di lucciole, un bacino che al centro, dal grande cubo nel dello stage, spara un bombardamento di fasci di luce come neanche in guerra. La musica è assordante in barba alle future limitazioni dei decibel. Quelle canzoni le conosco tutte eppure mi domando come se la passa tutta quella gente che già al pomeriggio faceva baruffa per andare a fare la pipì e che non voleva perdersi il posto. E venne il flash finale che decreta la fine del concerto, una musica fortissima, una luce fortissima miscelata coi primi botti dei fuochi. Si poteva finirla là con la vita e spegnersi di botto. Sarebbe stato un gran finale.

É mattino. Con una telefonata mi comunicano dalla piazza che tutta la zona era paragonabile al giorno dopo un bombardamento. Arrivo di corsa per vedere anche come aprire la bancarella ma quello che mi si presenta davanti è stata una cosa mai vista. Dal ponte della Paglia osservo il molo con un ghigno sardonico. Davanti a me uno strato di carte, plastiche, coperte, stracci dello spessore di 40 centimetri, era come l’acqua alta ma al posto dell’acqua della cartapesta bagnata di urine da tutto il mondo. Un fetore di ammoniaca ci fa indietreggiare e con noi tutti quelli che al mattino della domenica dovevano aprire i negozi. Gli spazzini, poverini, con dei stracci al volto cercano di creare uno spazio al centro per il passaggio della gente usando pure delle pale per la neve perché le scope erano inservibili. Il grosso delle immondizie era naturalmente accatastato sulla riva che guarda il ponte dei sospiri che sembrava il cumulo di neve che si forma negli angoli col vento dopo una bufera. Mi metto pollice e indice sul naso e ritorno a casa.

Riesco ad aprire la bancarella solo il pomeriggio di lunedì. Il fetore era incredibile, uso delle tavole per raspare quei cumuli di sporco ancora rimasti con al naso una molletta. Noi delle bancarelle e gli spazzini con i secchi riempiti d’acqua dal canale a pulire i portici. Solo il martedì è ritornato tutto normale a parte l’olezzo.

Stefano

Foto tratta da internet

Un commento su “Gerimo andai a veder i Pin Floi”

  1. E meno male che erano i Pink Floyd, pensa se quella notte si esibiva qualche artista “estremo” che ha un pubblico piu’ estremista delle sue canzoni ribelli. La mattina dopo anca i cocai moriva da spussa! 🙁

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